Proverbi Sardi

I proverbi sardi più diffusi ed abbondanti sono quelli che si sentono nella regione del Lugodoro, ovvero nel centro della Sardegna, dove la lingua rustica romana è più conservata, ma pure molti sono comuni regioni del Campidano e della Gallura.

Questi proverbi abbracciano tutta la filosofia divina ed umana, mostrano in poche parole i doveri che ha l’uomo verso Dio, verso i suoi simili e verso sé stesso.

I costumi dei popolo sono espressi nei proverbi con le qualità morali delle persone. Si studia nei proverbi l’etnologia, la vita civile e morale di una nazione.

Perciò tutti sono utili e degni di essere letti e studiati, ogni proverbio è un’avvertenza , è il maestro del presente e del futuro. E’ anche confronto nelle disgrazie, sentendosi naturalmente citare dagli amici per lenirle, o da sé stessi per rassegnarsi.

Per l’armonia, per la rima e per la brevità si imparano facilmente.

Di seguito sono riportati, in ordine alfabetico, i proverbi e i detti sardi più comuni.

Abba: (Logudorese – Meridionale: Aqua – Settentrionale: Eba – italiano: Acqua)

  • Abba currente non frazigat bentre. Acqua che scorre non infradicia la pancia – Per significare che l’acqua è sempre buona, purché non sia stagnante –
  • Abba et sole, trigu a muntone, subta sa cappa de nostru Signore. Acqua e sole, grano in quantità sotto la protezione di Dio nostro Signore.
  • Arcu de menzanu, abba de sero; arcu de seo abba de menzanu. Arco di mattina, pioggia avvicina; arco di sera, buon tempo spera – significa: Arco a levante (mattina) annunzia pioggia, a ponente (sera) annunzia buon tempo-
  • Abba et bentu, annada de sarmentu. Acqua e vento annata di sermento – Cioè abbondanza d’uva.
  • ’abba ogni cosa nd’andat, foras su machine . L’acqua ogni cosa lava, salvo la pazzia
  • S’abba traet su molinu, et i s’ozu lu faghet andare. L’acqua tira il mulino, e l’olio lo fa camminare – Cioè significa che senza mezzi non si va avanti.
    S’abba faghet s’homine sabiu. L’acqua fa l’uomo savio – cioè la temperanza
  • S’abba bessit dai su mare, et ad su mare torrat. L’acqua dal mare sorge ed al mare ritorna
  • Quie timet s’abba non andet a mare. Non vada in mare chi ha paura dell’acqua.
    Esser simplice qu’e i s’abba. Essere semplice come l’acqua – Dicesi d’uno innocuo che crede a tutto.
  • Abba passada non tirat molinu. Acqua passata non tira il mulino – Sta a significare che ogni casa ha il suo tempo. Una felicità passata non serve al presente.
  • Non nerez mai de cuss’abba non hap’a bier. Non dir mai di quell’acqua non berrò – Si avverte di non disprezzare nessuno, perché in qualsiasi momento si può aver bisogno di chiunque.
  • Abba et fogu non si negat a niunu. Acqua e fuoco non si negano a nessuno.
    S’abba et i su fogu ingannat una bolta. L’acqua ed il fuoco ingannano una sola volta – Dicesi figurativamente ad un falso amico, a ad un truffatore.
    Abba abba, binu binu. Acqua acqua, vino vino – Sta a significare tutto vero o tutto falso, cioè schietto.
  • Abba de sero, friscu de menzanu. Acqua di sera, fresco di mattina.
  • Abba serena, pischina piena. Acqua serena piscina piena – figurativamente: la diligenza con l’assiduità compie il lavoro.
  • Abba minore non girat molinu. Poca acqua non fa girare il mulino – Sta ad indicare che col poco non si può fare molto.
  • Aqua e soli annada de liori. Acqua e sole annata di grano.
  • Aqua e frius annada de pipius. Acqua e freddo annata di bambini.

ABBADIA (dialetto comune – Abbazia: italiano)

  • Pesant pretu que qui esseret su bene de s’abbadia. Litigano come se fossero i beni dell’abbazia – Questo proverbio ha origine dalle immense ricchezze che avevano gli antichi monaci Benedettini.
  • ABE (logudorese – Abi: meridionale – Abbi: settentrionale – Ape: italiano)
  • Ad s’abe qui punghet ndeli falat sa matta. All’ape dopo che punge scende la pancia – Si dice che quelli che fanno dispetti, fanno del male più a se stessi che agli altri.
    ABIDU (dialetto comune – Abito: italiano)
  • S’abidu non faghet monza. L’abito non fa il monaco.

ABITARE (dialetto comune : Abitare)

  • Naramì cum quie abitas, et ti hap’a narrer quie ses. Dimmi con chi abiti e t dirò chi sei.
  • ABRILE (logudorese – Arbili: Meridionale – Aprile : italiano)
  • E ite sa prima die de abrile qu’est torrada. Non è il primo giorno di aprile – Dicesi ad una persona che burla; alludendo al costume quasi universale di solersi fare delle burle ed inventar bugie in questo giorno. L’origine risale al tempo dei romani.
  • Abrile torrat cane a cuile. Nell’aprile rientra il cane al canile.
  • Arbili aqua a bidili. In aprile si trova l’acqua in abbondanza – Proverbio del campidano; dove, solo in aprile, che di solito è piovoso, l’acqua si trova in abbondanza.

AENZU (logudorese – vezzo: italiano)

  • Non est bella chena aenzu, non est fea chena grazia. Non è bella senza vezzo, non è brutta senza grazia – Dicesi per plagiare una donna che ha qualche diffetto naturale ma che la fa graziosa.

AFFERRARE (logudorese – prendere: italiano)

  • Qui meda afferrat nudda istringhet. Chi troppo vuole nulla stringe – Per quelli che fanno tante cose

AGGIURARE (logudorese – aiutare: italiano)

  • Aggiuadì qui ti hap’aggiuare, narat Deus. Dio dice: Aiutati che ti aiuterò anchio – Per quelli che non si affaticano.

AINU (logudorese e settentrionale – Molenti: Meridionale – Asino: italiano)

  • Est mezus ainu biu qui non doctore mortu. E meglio asino vivo che dottore morto – Cioè meglio una cosa piccola e goderla, che una grande ed aspettarla.
  • Prende s’ainu inue narat su padronu, et si morit, est a contu de su padronu. Legate l’asino dove dice il padrone, e se muore è a carico suo – Si avverte che l’obbedienza cieca, molte volte, non è prudente.
  • S’ainu s’abbizat de su heranu da qui qu’est passadu. L’asino si accorge della primavera dopo che è passata – Dicesi di uno che non approfitta del tempo e delle opportunità, presa la similitudine dall’asino che nella primavera invece di approfittare dell’erba si dà agli amori.
  • S’ainu non connoschet sa coa finzas qui non la perdet. L’asino non apprezza la coda se non quando la perde – Cioè il bene non si conosce se non quando si perde. Dunque bisogna avere previdenza.
  • Quie non timet, morit que ainu. Chi non teme muore come un asino – Avvertenza ai temerari.
  • Samuna sa cabitta ad s’ainu, ain est, et ainu s’istat. Lavate la testa all’asino, asino è ed asino sarà – Dicesi ad uno ostinato.
  • Dilicadu que i s’ainu. Delicato come l’asino – Dicesi ad uno schizzinoso, presa la similitdine dall’asino che è il più pulito nel bere.
  • Sa ruta de s’ainu est pejus de sa de su caddu. La caduta dall’asino, è peggiore di quella del cavallo – proverbio letteralmente vero, perché essendo piccoli gli asini, la persona non può aiutarsi cadendo, al contrario del cavallo. Metaforicamente dicesi di un male piccolo che ha funesti effetti.
  • S’ainu famidu non timet su fuste. L’asino affamato non teme il bastone – Dicesi di quelli che oppressi dal bisogno non si curano di beffe o di vergogna.
  • S’ainu l’hat battidu, s’ainu silu mandigat. L’asino l’ha portato e l’asino se lo mangia – Dicesi quando uno porta un regalo e allo stesso tempo è il primo a parteciparne.
  • A trabagliare si narat ad s’ainu. A lavorare si dice all’asino – Sogliono così rispondere quelli che sono diligenti nel lavoro.
  • Ad su mese de maju horriant sos ainos. Nel mese di maggio ragliano gli asini – Dicesi quando uno fa una cosa senza fatica e per obbligo.
  • Horrios de ainu, non alzat a chelu – Gallurese: Roncu d’asinu non alz’a celi. Raglio d’asino non sale al cielo – I cattivi desideri non offendono gli altri
  • S’ainu bolat. L’asino vola – Dicesi a quelli che credono a tutto
  • Finzas s’ainu hat sa virtude sua. Anche l’asino ha la sua virtù – Dicesi di uno che sebbene inutile, ha qualcosa di buono. Tutti siamo utili e necessari.
  • Trabaglia que ainu, et mandiga que cavaglieri. Si trabaglias que cavaglieri,mandigas que ainu. Se lavori come un asino, mangerai da cavaliere: se poi lavori come un cavaliere mangerai come un asino – Così rispose una popolana ad un nobile poltrone che l’aveva chiesta in sposa. Avviso alle donne vanagloriose.

ALLELLUIA (dialetto comune – alleluia: italiano)

A su fine si cantat sas allelluias. Alla fine si cantano le alleluie – Cioè alla fine si vedono i conti ed il risultato dell’operare
Cantare ad unu s’allelluia. Cantare ad uno l’alleluia – Significa dire le cose senza velo.

AMBISUA (loguddorese – Anguilla: italiano)

Dare a tenner sa coa de s’ambidda. Afferrare la coda dell’anguilla – Dicesi ad una persona che non si può conseguire. Di un debitore che fugge il creditore.

AMBISUA (logudorese – Sangunera: Meridionale – Sanguisuggia: Settentrionale – Sanguisuga: italiano9

Esser que i s’ambisua, finzas qui non si attattat, non laxat de suzzare. Esser come la sanguisuga che non si stacca se non è sazia – Dicesi di un avaro.

AMIGU (logudorese – Amiggu: Meridionale – Amico: italiano)

De milli amigos, non sinde incontrat unu fidele. Di mille amici non se ne trova uno fedele.
Su veru amigu si connoschet in sas adversidades. Il vero amico si riconosce nelle avversità.
Amigu a taula, et parente a bisonzu. L’amico a pranzo, ma il parente si deve cercare al bisogno – Buono il proverbio ma il parente è il primo a dimenticare il favore e corrispondere ingratitudine.
Quit hat un amigu, hat unu tesoro. Chi trova un amico, trova un tesoro.
Mezus unu bonu amigu qui non unu malu parente. Meglio un buon amico che un cattivo parente.
Mezus amigu affanca qui non parente lontanu. Megio amico vicino che parente lontano.
Bonu est s’amigu, bonu est su parente, ma iscura sa domo inue non b’hat niente. Buono è l’amico, buono è il parente, ma triste è la casa dove non vi è niente – Non si deve sperare, né aspettarsi qualcosa dagli altri.
Amigu qui t’incensant, cussu ti noghet. Amico che vi adula, costui vi offende.
S’amigu proadu tenelu contu. L’amico sperimentato conservatelo.
Mezus unu bonu amigu, qui non unu malu maridu. Meglio un buon amico che un cattivo marito.
De amigos est bonu a nd’haer finzas in domu de su diaulu. Sta bene aver degli amici anche a casa del diavolo – Iperbole per denotare il bisogno degli amici.
Quie donat su sou, perdet s’amigu et i su sou. Chi da il suo, perde l’amico e il suo – S’intende degli amici truffatori, che per disgrazia della società sono tanti.

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AMORE (logudorese – Amare)

Amore et signoria non querent cumpagnia. Amore e signoria non vogliono compagnia – Cioè sono sempre gelosi quelli che amano e che comandano.
Amare et non esser amadu est tempus ingannadu. Amare e non essere amato è tempo perso.
Amore et tùssiu non si podent cuare. L’amore e la tosse non si possono nascondere.
S’amore noa que cazzat sa bezza. L’amore nuovo caccia il vecchio.
Ama si queres esser amadu. Amate se volete essere amato.
Ogni dolore est dolore, ogni sentimentu est dannu, però non est tantu mannu, que i su perder s’amore. Ogni dolore ed angoscia è grande, ma è più insopportabile il perder l’amore.

ANDARE (dialetto comune – Andare: italiano)

Mezus andare qui non isettare. Meglio andare che non aspettare
Qui andat et torrat bonu viaggiu faghet. Chi va e ritorna fa un buon viaggio – Dicesi quando non si ottiene lo scopo del viaggio, ma ritorna a casa sano.
Intr’andadas e bennidas ne’hat postu tres cidas. Tra andate e venute ci ha impiegato tre settimane – Dicesi di un pigro, che fa tanti viaggi per lo stesso oggetto impiegando molto tempo.

ANIMA (dialetto comune – Anima: italiano)

S’anima a Deus, su corpus ad sa terra, sos benes a quie restant. L’anima a Dio, il corpo alla terra, i beni a quelli che restano.
Anima in corpus aspettu in Deus. Finche l’anima è in corpo, vi è la speranza in Dio – Riferito ad esempio ad un ammalato che fin quando ha l’anima, c’è la speranza di vivere e di risanare. Conforto ai disperati.

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ANIMALE (logudorese – ali: meridionale, settentrionale – animale: italiano)

Ogni animale si unit cum s’ispecie sua. Ogni animale si accopia con la sua specie – Metaforicamente dicesi dei cattivi che si uniscono con i loro pari.
Qui non hat fide cum sos animales, nem mancu nde tenet cum sos homines. Chi tratta male gli animali, fa lo stesso con gli uomini – Dicesi a quelli che incrudeliscono contro le bestie.

ANNADA (Dialetto comune – Anno: italiano

Annada de binu, annada de pagu tinu. Annata di vino, annata di poco giudizio
Tristu que i s’annada mala. Triste come l’annata cattiva – Dicesi ad una persona triste.
Cum sos annos benint sos affannos. Con gli anni vengono gli affanni
Cun is annus benint is malanus. Con gli anni vengono i malanni.
Unu annu et unu pane, pagu istant a que passare. Un anno ed un pane poco stanno a passare – Proverbio per dimostrare la caduacià del tempo, e come voli senza accorgersene.

ANZONE (logudorese – Angioni: meidionale – Agnoni: settentrionale – Agnello: Italano)

In s’esternu unu anzone, in s’internu unu leone. Nell’esterno u agnello, nell’interno un leone.
Un anzone guastat totu su masone. Una pecora marcia, guasta un branco – cioè un cattivo compagno rovina molti buoni.

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APPITITU (logudorese – Apetito: italiano)

S’appititu est su mezus condimentu de su cibu. L’appetito è il miglior condimento delle vivande.

APPRETTU (Dialetto comune – Bisogno: italiano)

Ad s’apprettu que passat ogni cosa. Il bisogno fa tutto – Quando non si può fare a meno tutto è buono.

ARANZU (logudorese – Arancio: italiano)

S’aranzu su manzanu est’oro, su mesu die meighina, su nocte est velenu. L’arancio la mattina è oro, a pranzo medicina, la notte è veleno. Cioè difficile a digerire.

ARRABBIU (logudorese – Rabbia: italiano)

De s’arrabbiu de su sero, arribbadinde ad su manzanu. Della rabbia di sera conservatene alla mattina – Proverbio per significare che lo sdegno non deve sfogarsi che dopo passato l’atto, ed a mente tranquilla.
Non arrabbies mai sos arrabbiados. Non provocare mai quelli che sono in collera – Anzi si devono evitare.

ARTE (logudorese – Arte: italiano)

Impara s’arte et pònela a parte. Impara l’arte e mettila da parte.
Niunu naschet in s’arte imparadu. Nessuno nasce istruito nell’arte – Si dice a quelle persone che sbagliano.
Qui hat arte hat parte. Chi tiene un’arte non gli manca da vivere – Cioè guadagna e campa.

ARRISCARE (Dilaetto comune – Azzardare: italiano)

Qui non arriscat non piscat. Chi non rischia non rosica.

ARVURE (logudorese – Arburi: meridionale – Alburu: settentrionale – Albero: Italiano)

S’arvure adderèctala dai minore, da qui faghet nodu non adderectat plus. Raddrizzate l’albero quando è piccolo, dopo che mette nodo non è più tempo – Figurativamente: l’uomo deve correggersi quando è piccolo.
S’arvure torta non adderectat plus. L’albero piegato non si raddrizza più – Dicesi di una persona consumata dai vizi.

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ASCIUCCONARE (logudorese – Aver paura:italiano)

A ti asciucconas, casa mi deves. Hai paura, cosa mi devi – Cioè hai fatto qualche mancanza se al comparire di una persona hai paura.

ASTRU (Dialetto comune – Astro: italiano)

Iscuru a quie naschet in mal’astru. Misero colui che nasce sotto cattiva stella – Proverbio superstizioso col quale credevano gli antichi nell’influsso degli astri. Dicesi quando uno, nonostante le cautele che adopera, gli accadono ugualmente disgrazie.
In s’astru qui naschet paschet. Nell’astro che uno nasce, cresce – E’ rivolto a quelle persone che crescendo non cambiano natura

ATTATU (logudorese – Sazio: italiano)

Qui est attatu dispretiat su mele. Chi è satollo disprezza il ……
S’attatu non crèt ad su famidu. Il pasciuto non crede al digiuno.

ATTU (logudorese – gattu: meridionale – Giatta: settentrionale – Gatto: italiano)

Finzas sa coa de s’attu ti faghet impizu. Vi da fastidio anche la coda del gatto – Dicesi ad uno che s’infastidisce per ogni piccola cosa.
Pro una coa de attu tanta briga. Per la coda del gatto tanto litigio – Dicesi quando si litiga per motivi futili.
Iugher septe fiados qu’et i s’attu. Avere sette spiriti come i gatti
Attu ladrona, attu bona. Gatto ladro, buon gatto – Oltre al naturale ha un senso metaforico di un uomo astuto, ladro.
S’attu pro su pische s’hat bendidu sa binza. Il gatto si ha venduto la vigna per il pesce – Dicesi quando uno è ghiotto e spende oltre alle sue finanze.
Ue s’incontrat s’attu, sos sorighes non ischertiant. Dove si trova il gatto, i topi non ballano – Dicesi ai ragazzi quando il maestro o i genitori sono lontani.

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AUSTU (logudorese, meridionale – Agosto: italiano)

Quie si bagnat in Austu non assazat mustu. Chi si bagna in agosto non beve vin mosto –

AVARU (Dialetto comune – Avaro: italiano)

S’avaru est unu mare senza fundu. Qui si nde salvet unu est casu raru. L’avaro è un mare senza fondo, ed è caso raro che se ne salvi uno
S’avaru non intrat in chelu. L’avaro non entra in cielo – Cioè è difficile che si salvi.
S’avaru non gosat mai de sos benes suos. L’avaro non gode mai dei suoi beni – Cioè gode di vederli non però di farne uso.
Avaru ses? Mindigu moris. Avaro sei, misero muori.
S’avaru non faghet bene si non quando morit. L’avaro non fa bene se non quando muore.

AZU (logudorese – Allu: meridionale – Agliu: settentrionale – Aglio: italiano)

Andadu ses azu, torradu ses chibudda. Sei andato aglio e sei ritornato cipolla – Dicesi ad uno che non ha ottenuto il fine per cui era andato, o per aver avuto scarsi risultati nello studio.
Azu cun chibudda. Aglio con cipolla – Dicesi ad uno incoerente
Intendiri allu po chibudda. Sentir aglio per cipolla – Cioè fraintendere, sentir una cosa per un’altra cosa

BABBALLOTTI (meridionale – Insetto: Italiano) Color

In forma su stampu su babballotti. Conforme il buco l’insetto – Dicesi di uno che si adatta con altri
BABBU (dialetto comune – Padre: Italiano)

Iscuru su babbu qui hat su fizu fora. Misero il genitore che ha il figlio fuori casa – Dicesi quando il padre non può sorvegliare il figlio.
Comente est su babbu, tales sunt sos fizos. Tale padre tale figlio.
Qui non venerat babbu et mama non vivet in eternu. Chi non rispetta i genitori non vive in eterno
Peccados de babbu et de mama, fizos los pianghent. I peccati dei genitori li piangono i figli.

BALANZARE (logudorese – Guadagnare: Italiano)

Su balanzare non est que i su perdere. Il guadagnare non è come il perdere.
Su balanzare meda, su cubidale segat. Dal troppo guadagnare, si perde il capitale- Per quelli che fanno illeciti guadagni, o che si affannano a fare ricchezze.

BALCONE ( logudorese – òni: settentrionale – Finestra: Italiano)

Deus tancat unu balcone, et aberit una janna. Dio chiude una finestra, ed apre una porta – Proverbio della provvidenza di Dio, specialmente nelle disgrazie.

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BASARE (loudorese – Baciare: Italiano)

Basa mattones et caga dialus. Bacia mattoni e caca diavoli – Dicesi agli ipocriti.

BASTONE (logudorese – Bastone: Italiano)

Bastidu su bastone paret unu barone. Vestito il bastone sembra un barone.
Qui non sentit paraulas non sentit bastone. Chi non sente a parole non sente nemmeno con il bastone.

BEFFE, BEFFARE (logudorese – beffa, beffare: Italiano)

Qui faghet sa beffe, in beffe ruet. Chi fa beffa cade in beffa. Forse in quella stessa che fa.

BELLESA, BELU (logudorese – Bellezza, bello: Italiano)

Humana bellesa ses de paga dura. La bellezza umana è di poca durata.
Non est bellu su qui est bellu, si non su qui piaghet. Non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace.
Sa cosa sua a totus paret bella. La cosa propria a ciascuno pare bella.
Fagher su bellu in cara, et insegus s’istoccada. Far del bello in faccia, e di dietro la critica.

BELOSU (logudorese – Geloso: italiano)

Belosu ses, corrudu moris. Geloso siete, cornuto morite.

BENDERE (logudorese – Vendere: italiano)

Iscuru a quie non tenet ite bendere. Misero colui che non cosa da vendere – Dicesi a confortare colui che vende qualche cosa per bisogno.
Su bendere mustrat su comporare. Il vendere mostra il comprare – Cioè amor con amor si paga

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BENE (logudorese – Bene: italiano)

Prestu et bene non andat mai bene. Presto e bene non va mai bene – Far adagio e bene
Qui istat bene non si movat. Chi sta bene non si muova.
Si quares qui ti nerzant bene, non injuries a niunu. Chi vuol che si dica ben di lui, guardisi di non ingiurar altrui.
Su bene non est de quie lu faghet, ma de quie lu gosat. Il bene non è di colui che lo fa, ma di colui che lo gode.

BENNARZU (logudorese – Gennaio: italiano)

Da inoghe a bennarzu, nè anzone né arzu, dai bennarzu in cudda ia, frittu famine et carestia. Di qua a gennaio né agnello ne ghiaccio, da gennaio in su freddo fame e carestia.

BENNERE (logudorese –Venire: italiano)

Qui prestu benit, prestu siq’ andat. Chi tosto viene tosto se ne va

BENTRE (logudorese – Ventre: italiano)

Bentre piena cantat et non camija bianca. Pancia piena canta e non la camicia bianca – vale chi è sazio sta allegro, e non basta essere ben vestito.
Mezus a mia bentre qui non a meu parente. Meglio al mio ventre, che al mio parente – Proverbio degli egoisti, quando non vogliono fare del bene.

BENTU (Dialetto comune – Vento: italiano)

Quando benit su bentu si leat. Quando il vento viene si prende – Allude ce bisogna approfittare delle buone occasioni. Non lasciar scappare l’ora propizia.
Pregaus a proi e fait bentu. Preghiamo a piovere e fa vento – Dicesi quando uno cerca di nascondere un fallo, ed un altro per inavvertenza lo scopre.

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BERTULA (Dialetto – Bisaccia: italiano)

Ognune dat contu de sa bertula sua. Ciascuno dà conto della sua bisaccia – Cioè delle proprie azioni.

BESTIRE (logudorese – Veste, vestire: italiano)

Su bestire a geniu de totu, su mandigu a geniu propriu. Il vestire a genio di tutti, il mangiare poi a genio proprio.
Qui de s’anzenu si bestit, prestu restat ispozadu. Chi del altrui si veste presto si dispoglia.

BETTARE (logudorese – Gettare: italiano)

Quie non bettat non toddit. Chi non semina non raccoglie – Chi non lavora è misero
Qui pagu bettat, pagu isettat. Chi semina poco aspetti poco – Qui ha il senso si sperar poco colui che ha prestato pochi servigi.

BEZZA, BEZZU, BEZZESA (logudorese – Vecchia, vecchio, vecchiaia: italiano)

Sos males de sa juventude bessint in sa bezzesa. I mali (ossia i stravizi) della gioventù sorgono nella vecchiaia.
Non so bezza de annos, ma so bezza de affannos. Non son vecchia d’anni, ma son vecchia d’affanni – Dicesi dalle donne per oscurare le loro rughe.
Qui dormit a pizzinnu piaghet a bezzu. Chi dorme in gioventù, piange vecchio – Vale a dire chi non lavora da giovane sarà povero da vecchio.

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BIANCU (logudorese – Bianco: italiano)

Fagher bider su biancu pro nieddu. Far vedere il bianco per il nero – Corrisponde al proverbio italiano Far vedere lucciole per lanterne.

BIDERE (logudorese – Vedere: italiano)

Bidere et non toccare, faghet pianghere et suspirare. Vedere e non toccare, è piangere e sospirare
Bide et crè, narat Sanctu Thomas. Vedi e credi diceva San Tommaso – Proverbio tratto dal fatto Evangelico Joan. XX e citasi quando uno non si persuade
Essere que Sanctu Thomas, si non toccat non crèt. Essere come San Tommaso, se non vede non crede

BIGHINU (logudorese – vicino: italiano)

Malu bighinu, bardadilu. Guardatevi dal cattivo vicino
Plus balet unu bonu bighinadu, qui non unu malu parentadu. Vale più un buon vicinato che un cattivo parentato
Mezus unu bonu bighinu qui non parente lontanu. Meglio un buon vicino che un parente lontano

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BINU (Dialetto comune – Vino: italiano)

Qui tenet binza tenet tinza. Chi ha tigna tiene tigna.
Trista bingia ch’esti castiada. Triste la vigna ch’è adocchiata – Metaforicamente dicesi di uno che viene preso di mira.

BIRGONZA (logudorese – Vergogna: italiano)

Sa birgonza perdida una bolta non si balanzat pius. Colui che ha tratto una volta la vergogna non la riacquista mai più

BISONZU (logudorese – Bisogno: italiano)

Sa cumbenentia est de pagos, su bisonzu est de medas. La convenienza è di pochi, il bisogno è di molti.
Su bisonzu faghet sa bezza a currer. Il bisogno fa correre la vecchia. Il bisogno fa miracoli.
Qui est homine ad su bisonzu si paret. Chi è uomo si vede al bisogno – Cioè per soccorrere gli altri.

BIU (logudorese – Vivo: italiano)

Time sos bios qua sos mortos non si boltant. Temete i vivi perché i morti non si muovono – Dicesi per quelli che temono i morti.
In su biu b’hat cambìu, in su mortu non b’hat confortu. Nel vivo vi è speranza nel morto non vi è conforto – Cioè rimedio
A su biu non li mancat imbiu. Al vivo non mancano fastidi – Tutti abbiamo le nostre tribolazioni essendo vivi, dicesi per confortare i tribolati.

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BOCCHIARE (logudorese – Ammazzare: italiano)

Su bocchiare toccat ad Deus. L’ammazzare tocca a Dio

BOE (logudorese – Boi: Meridionale – Buoi: italiano)

Boes rassos battos lanzas, bàattos rassas boes lanzos. Buoi grassi gatti magri, grassi gatti buoi magri – Proverbio degli agricoltori ai quali morendo i buoi dalla magrezza s’ingrassano i gatti con la carne.
Faghet que i caddu qui quìrcat su boe ruju qui portat a caddu. Tu fai come colui che cercava l’asino, e vi era sopra – Di colui che cerca una cosa che è presente.
Boe biancu non est totu ozu. Bue bianco non è tutto aglio – Dicesi ad uno ricco che non è tale come si crede. Ma ha debiti e pesi.
Mali isteus in bois, e peus in baccas. Male stiamo in buoi e peggio in vacche – Si usa dire male in un modo peggio nell’altro

BOGHE (logudorese – Boxi: Meridionale – bozi Boci: Settentrionale – voce: italiano)

Boghe de pobulu, sententia facta, (altri: boghe de Deus). Voce di popolo sentenza fatta o voce di Dio…

BONA, bonu (Dialetto comune – Buono-a: italiano)

Lea su bonu et laxa su malu. Attendi il buono e lascia il cattivo – S’intende soprattutto delle cattive compagnie.
A bonu intendidore pagas paraulas. A buon intenditore poche parole
Su bonu fagher non morit mai. Il ben fare non muore mai – Cioè un’opera buona non si dimentica.
In su bonu cum totu, in su malu cum nissune. Nel bene con tutti, nel male con nessuno – per far del bene unitevi con tutti, per far del male con nessuno.

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BOSA (Dialetto comune – Città: italiano)

Fagher comente faghent in Bosa. Quando pioet, laxant pioere. Fare come fanno in Bosa. Quando piove lasciano piovere –

BRAZZU (Dialetto comune – braccio: italiano)

Brazzu a pectus at camba a lectu. Il braccio a petto, e la gamba a letto – Nel senso: malattia al braccio, bisogna tenerlo appeso, di gamba a riposo.

BREBEI (Meridionale – Pecora: italiano)

In s’aria brebeis aqua finzas a peis. Pecore nel cielo, acqua vicina – Quando nell’aria si vedono nuvolette sparse bianche e nere, come a fiocchi di lana, è segno di vicina pioggia
BRIGARE (logudorese – Litigare: italiano)

Quandu s’unu non queret sos duos non brigant. Quando l’uno non vuole, i due non litigano

BUCCA (logudorese, meridionale– Bocca: italiano)

In bucca serrada mai b’intrat musca. In bocca chiusa non entra mai mosca
Bucca basada non perdet fortuna. Bocca baciata non perde fortuna – anzi rinnova come fa la luna.

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BUCCONI (Meridionale – Boccone: italiano)

Bucconi partiu, s’angelu si ci sezzit. Al boccon diviso l’angelo vi si siede
Nessuna bucca narat sa sua culpa. Nessuna bocca dice la sua colpa – Nessuno confessa il suo delitto
Non serres sa bucca de quie ti queret bene. Non chiuder la bocca di chi ti vuole bene – Dicesi ad uno quando non vuol sentire i buoni consiglio

BUGLIA (logudorese, settentrionale – Burla: meridionale – Burla: italiano)

Sa buglia est bella quando totus rient. La burla è bella quando tutti ridono – Avviso per non metter mai nessuno in derisione per divertire gli altri.
Dai sas buglias s’andat ad sos veros. Dalle burle si va al vero

BUSCIA (logudorese – Bussa: Meridionale – borsa: italiano)

Quie torrat s’anzenu, est padronu de sa buscia anzena. Chi restituisce l’altrui è padrone della borsa altrui – Nel senso che tante volte manca la buona fede, e si restituisce per poi ingannare.

BUSTU (logudorese – prangiu: meridionale – pranzo: italiano)

Quie faghet bustu, ispectet chena. Chi fa pranzo aspetti cena – Equivale, a chi la fa l’aspetti

BUTTIU (logudorese – Stilla: italiano)

Buttiu mortu faghet fossu. Goccia morta fa fossa – metaforicamente dicesi per uno che spende poco a poco, o di uno che fa male poco per volta.

BUZIA’ (Sassarese – gridare: italiano)

Ca più buzieggia più ha raxioni. Chi più grida più ha ragione – Questo proverbio zoppica perché sovente grida di più quello che non ha ragione.

CABU (logudorese, meridionale – Cabbu: settentrionale – Capo: Italiano)

Esser senza cabu ne coa. Essere senza capo e senza coda.

CADDU (logudorese, – Cuaddu: meridionale – Cabaddu: settentrionale – Cavallo: Italiano)

A caddu donadu non li mires pilu. A cavallo donato non guardar in bocca.
A su caddu s’isprone, ad sa femina su bastone. Al cavallo lo sprone alla donna il bastone
Ogni caddu torrat a runzinu. Ogni cavallo torna al recinto
S’oju de su padronu ingrassat su caddu. L’occhio del padrone ingrassa il cavallo.
A caddu qui curret non faghet isprone. A cavallo che corre non bisogna lo sprone.
Caddu balzanu a battoro, caddu de imbastu (altri de macos): balzanua tres, tenulo pro te. Balzano da quattro, cavallo matto, balzano a tre tienilo per te
Iscuru su caddu qui non hat padronu. Misero il cavallo che non ha padrone – Metafora di una famiglia.
Caddu non morzat qui s’herva ja benit. Cavallo non morire che l’erba deve venire.
Caddu murtinu o totu bonu o totu malu. Cavallo murtino(sauro) o tutto buono o tutto cattivo.
Caddu senza coa, caddu de paga proa. Cavallo senza coda cavallo di poca prova (valore)

CAGLIARE (logudorese,– tacere: Italiano)

Quie cagliat acconsentit. Chi tace acconsente
Sa cagliada mi siat risposta. Chi tace acconsente

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CAMINU (Dialetto comune– cammino: Italiano)

Qui laxat su caminu bezzu pro su nou, tantas boltas s’incontrat ingannadu. Chi lascia la strada antica e prende la nuova, spesso ingannato si trova.
In su caminu qui ses bennidu ti qu’has a torrare. Ritornare nella strada che si viene

CAMPANA, CAMPANEDDA (Dialetto comune– campanella: Italiano)

Intender una campana senza s’atera, ambas duas sonant bene. Bisogna sentire ambe due le campane quando si dà la sentenza.
Sa campana jamat sos ateros a cheja et ipsa non b’intrat mai. La campana chiama gli altri a chiesa ed essa non vi entra mai – Dicesi di uno che raccomanda una virtù, o buon’opera, ed egli non la pratica.
CANE (logudorese – Cani: Meridionale – Cane: Italiano)

Cane mudu appizzigat. Cane muto, morde – l’uomo che non parla è pericoloso
Pro amore de su padronu si ardiat su cane. Per amor del padrone si rispetta il cane

CANTARE (logudorese – Cantare: Italiano)

Quie cantat su male ispassat. Chi canta diverte il male – Cioè, trova sollievo nella miseria
Ci bolit un’annu a ddu fai cantai e dexi annus a ddu fai xittiri. Ci vuole un anno per farlo cantare, e dieci per farlo tacere

CARA (logudorese, settentrionale– Faccia: Italiano)

Fagher su bellu in cara, et a palas segare sos carrones. Far il bello in faccia, ed alle spalle tagliar i garetti(parte posteriore della caviglia) – Cioè essere traditore, doppio
Mutos de cara, non perdent amistade. Parole dette in faccia non perdono amicizia – Parole dette in viso, non perdono amistà (amicizia)

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CARVEDDU (logudorese – Cervello: Italiano)

.Conchi minudu, carveddos de bentu. Testa piccola, cervello di vento – Cioè di poco talento.

CAUSA (dialetto comune – causa: Italiano)

Leada sa causa, mancat s’effectu. Tolta via la causa, tolto l’effetto – Proverbio filosofico

CAVANU (logudorese – guancia: Italiano)

Si m’iscudu ad unu cavanu, mi dolet s’ateru. Se mi batto ad una guancia mi duole l’altra – Dicesi quando uno non può dir male di due perone che gli appartengono sotto un medesimo rapporto.

CHIBUDDA –CHIBUDDONE (logudorese – cipolla: Italiano)

Ruiu que chibuddone. Rosso come una cipolla grossa – proverbio per denotare un uomo rosso, sano e bello

CHRISTOS (logudorese – Cristo: Italiano)

Quie non lu dat a christos lu dat a tristos. Chi non lo dà a cristo lo dà ai tristi – Italiano: Quel che non va nelle maniche sen và nei gheroni – Si dice quando non si dà la merce pattuita

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CITADE, ZITADE (logudorese – Città: Italiano)

Qui vivit in citade, su qui bidet faghet. Chi vive in città quello che vede fa

CIVILIDADE (logudorese – Civiltà: Italiano)

Sa civilidade est de quie la dat. La civiltà è di chi la dà – Cioè di chi la mette in pratica

COA (logudorese, meridionale – Coda: Italiano)

Qui hat coa de paza, non s’accoste ad su fogu. Chi ha la coda di paglia non si avvicini al fuoco – Chi si sente reo o colpevole, non deve altri provocare
.Sa coa esti sa prus mala a scroxai. La coda è la più difficile a scorticare – Significa che la fine di un’opera, o di un lavoro qualunque, è noiosa.
Iugher sa coa in mesu de ancas. Portar la coda tra le gambe – Dicesi quando uno è in pericolo, e perde il coraggio, preso il proverbio dal lupo o dalla volpe.

COBERTURA (logudorese – Tetto: Italiano)

Qui hat cobertura de cristallu, non bettet pedra a cobertura anzena. Chi ha il tetto di cristallo, non getti pietre negli altrui tetti – Vale chi ha difetti non deve mormorare degli altri.

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COCCODRIGLIU (logudorese – coccodrillo: Italiano)

Sas lagrimas de su coccodrigliu. Le lacrime del coccodrillo – dicesi di chi fa il male, e poi mostra rincrescimento, o finzione

COGHINA (logudorese – Cucina: Italiano)

Sa coghina minore faghet sa domu manna. La cucina piccola fa la casa grande

COJIUADU (logudorese – Maritato: Italiano)

Pro male cojiuada, mezus una persone sepultada. Per essere una persona malamente maritata meglio morta – Lo dicono le donne scontente dei mariti.

COMARE (logudorese – Comare: Italiano)

Comares et compares, de su fogarone, finzas as bennere s’occasione. Comare e compare fate quel che vi pare

COMINZARE (logudorese – Cominciare: Italiano)

Quie bene cominzat, mezus accabat. Chi ben comincia è a metà dell’opera
Qui male cominzat, pejus accabat. Chi mal comincia termina peggio

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COMPORARE (logudorese – Comprare: Italiano)

Compora sempre et non bendas mai. Comprate, ma non vendiate – Il proverbio ammonisce d’essere cauto parlando , e sentire meglio dagli altri per regolarsi.
Non compores mai proite est barattu, compora solu su qu’est necessariu. Non compriate mai una cosa perché a buon prezzo, ma solo il necessario. Italiano: Chi compra il superfluo vende il necessario.

CONCA (logudorese, Meridionale – Testa: Italiano)

Conca manna, conca de judiciu. Testa grande testa di giudizio – proverbio che tante volte sbaglia.
A qui hat conca non mancat berritta. A chi ha testa non manca cappello. Cioè a chi ha snno non manca pane.

CONFIDARE (Dialetto comune – Confidare: Italiano)

Confida in totu et fidali de pagos. Confidate in tutti, e fidatevi di pochi.

CONSIENTIA (Dialetto comune – Coscienza: Italiano)

Sa consientia est qu’et i su cori cori, quie lu timet, et quie non. La coscienza è come il solletico, chi lo teme e chi no – Dicesi per quelli che non sentono alcun rimorso intorno al mal fare.

CONSIZARE ,Consizeri, Consizu (logudorese – Consigliare, consigliere, consiglio: Italiano)

Bonu a consizare sos ateros, non mai ad ips’ et totu. Buono a consigliar gli altri, non però a sé stesso
Ogni malu consizadu est bonu consizadore. Ogni mal consigliato è buon consigliatore.
Non dispreties mai né raccumandationes, nen consizos. Non disprezzate mai né raccomandazioni né consigli – Vi costano poco e vi possono giovare.

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CONTU (Dialetto comune – conto: Italiano)

A contos male factos si bei torrat. A conti mal fatti vi si ritorna.
Su Segnori dd’arribit a donai bonus contus. Il Signore l’arrivi a dar buoni conti – Augurio che fanno le donne ai neonati quando si rallegrano con le puerpere.

CORCORIGA(logudorese, meridionale – Zucca: Italiano)

Qui non faeddat a corcoriga si faghet. Chi non parla si fa zucca – cioè non riesce in un affare, oppure non ottiene l’intento.
Conca de corcoriga ( Meridionale), cioè testa di zucca

CORO (logudorese – Còru: meridionale – Cori: settentrionale – Cuore: Italiano)

Quie dat a malu coro perdet su meritu. Chi dà a malincuore perde il meri.
Quie caminat cum coro fidele, caminat cum seguridade. Chi cammina con cuor fedele, cammina con sicurezza
Bruttu de faccia et bellu de coro. Brutto di viso, ma bello di cuore – Dicesi di uno virtuoso che non è avvenente, o ha qualche difetto fisico.

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CORPUS (logudorese, meridionale – Corpo: Italiano)

In corpu du unu monte si podet intrare, in corpus de unu cristianu no. Nel corpo di un monte si può entrare, non però nel corpo di un cristiano.
Corpus qui non dormit, mailadu sinde pesat. Corpo che non dorme ammalato si alza – Il riposo è alimento
Siat su corpus pienu, siat de paza o de fenu. Sia di paglia, o di fieno purché il corpo sia pieno – Cioè basta che si mangi per vivere, poco importa la delicatezza dei cibi.

CORRU, CORRUDU (logudorese – Corno, Cornuto: Italiano)

Qui est cojuadu est corrudu. Chi è maritato è cornuto – Metaforicamente chi intraprende un affare ha pensieri
Mezus corrudu paghende, qui non corrudu et non paghende. Meglio cornuto pagando che non cornuto non pagando – Cioè, meglio aver la peggio e pagato, che non esser pagato ed aver la peggio.
Qui quircat sos corros anzenos bi laxat sos suos. Chi cerca le altrui corna vi lacia i suoi.
Mezus corudu qui non mortu. Meglio cornuto che morto – Meglio aver un male, che averne molti.

CORTE (logudorese – Corti: Meridionale, settentrionale – Corte: Italiano)

Qui hat favore in corte, non morit de mala morte. Chi ha impegni in corte, non muore di cattiva morte – Vale, chi ha impegni rimedia i propri mali.
Boganci is de corti po arriciri is de monti. Mandar quei di corte per ricevere quelli del monte – Cioè mandar via quelli di casa, o conoscenti per ricevere o favorire gli estranei
COSA (dialetto comune – Cosa: Italiano)

Ogni cosa benit et passat, foras sa paraula de Deus. Ogni cosa viene e passa, eccetto la parola di Dio
Sa cosa agatada Deus l’aht mandata. La cosa trovata, Dio la mandata – Proverbio di quelli che non vogliono restituire la cosa trovata.
A cosa facta non balet impudu. A cosa fatta non val pentimento – Ma può servire di regola per l’aavvenire.
.Sa cosa furada pagu durat, et comente est bennida gasi si qu’andat. La cosa rubata poco dura, e come viene se ne va – Avvertimento ai ladri.
Cosa de duos cosa de niunu: cosa de tres de totu su mundu est. Cosa di due è di nessuno: cosa di tre è di tutto il mondo – Dicesi dei segreti.
Sa cosa plus dufficile est a connoscher ad ispe et toru. La cosa più difficile è conoscere se stesso
Sa cosa anzena est pius saborida. La cosa altrui è più saporita

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COSTAZU (logudorese – Costàu: Meridionale – Costagiu: Settentrionale – Costato: Italiano)

Qui non istat bene ad unu costazu, si boltat ad s’ateru. Chi non sta bene ad un lato si rivolga all’altro.

CRABOLU (logudorese – Daino: Italiano)

Lezeri que crabolu, bella que craboledda. Agile come un daino, bella come una piccola daina.
Non jugher fele que i su crabolu. Non aver fiele come un daino – Dicesi ad un docile e pacato

CRERE (logudorese – credere: Italiano)

Qui est facile a crère s’incontrat ingannadu. Chi è facile a credere, è spesso ingannato

CRUA (logudorese – cruda: Italiano)

Quie la queret crua, quie la queret cocta. Chi la vuole cruda chi la vuole cotta – Cioè chi la vuole in un modo chi la vuole in un altro

CUMBIDADU (logudorese – Invitato: Italiano)

Quando ses cumbidadu tenedì riservadu. Quando siete invitato tenetevi riservato – Cioè nel bere, nel mangiare e nel parlare
CUNTENTU (Dialetto comune – contento: Italiano)

Qui est cuntentu est riccu. Chi è contento è ricco.
In su mundu niune est contentu. Nel mondo nessuno è contento

CURRERE (logudorese – correre: Italiano)

Qui curret plus, leat primu. Chi corre più prende il primo – Chi è più diligente e lavora di più prende il premio

CURRIGERE(logudorese – correggere: Italiano)

Ogni malu corregidu est bonu a curregire. Ogni mal corretto è buono a correggere – Cioè, uno ch’è stato mal corretto, perché è convinto dall’esperienza, è bravo ad avvertire gli altri.

DAMNU, DANNU (Dialetto comune – Danno: Italiano)

Non benzat damnu, birgonza non sento. Non venga danno vergogna non risento – Proverbio per quelli che sono indifferenti ad ogni cosa, e senza amor proprio.
Si ja s’hocannu, non mi factas damnu. Primo di quest’anno, non farmi danno – Dicesi quando si assaggia un primo frutto.

DARE (Logudorese – Dà: Settentrionale – Donai: Meridionale – Dare: Italiano)

Mezus dare qui non pedire. Meglio dare che non ciedere.
Su leare non est qu’et i su dare. Il prendere non è come il dare – Dicesi ad uno che è tardo a restituire.
Qui non hat, non dat. Chi non ha non dà.
Dare et leare amigos sunt de pare. Dare e prendere sono amici insieme – Della reciproca corrispondenza.
Dognunu dat su qui hat. Ognuno da quello che ha – Oltre il senso materiale ha il morale, cioè che ognuno opera conforme i sentimenti e l’educazione.

DEGHERE (logudorese – Convenire: Italiano)

Sa cosa a quie deghet, et non a quie meritat. La cosa a chi conviene, e non a chi merita – Dicesi quando non si dà per merito, ma per passione o genio.

DENTE (logudorese – Denti: Meridionale – Dente: Italiano)

Qui hat pane non hat dentes, et qui hat dentes non hat pane. Chi ha pane non ha denti, chi ha denti non ha pane.
Bessida sa dente, bessidu su dolore. Tolto il molare, passato il dolore – Dicesi per quelli che dimenticano presto le disgrazie.
Non iughet dentes, non ha factu dentes. Non ha fatto i denti – Dicesi ironicamente ad uno che si finge innocente, o incapace di far del male.
Nàsciu cum dentis, morit cum cascialis. Nato coi denti e muore coi molari – Dicesi di uno che nasce da parenti ricchi e muore povero.

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DEPIDORE(logudorese – debitore: Italiano)

Non morzat depitore, qui depidu non morit mai. Non muoia debitore che il debito non muore mai.

DESTINU (Dialetto comune – Destino: Italiano)

Ogni cosa hat su destinu sou. Ogni cosa ha il suo destino.
DEUS (logudorese, Meridionale – Dejus: Settentrionale – Dio: Italiano)

Quando Deus non bolet, sos sanctos pagu podent. Quando Dio non vuole i santi poco possono.
Qui quircat a Deus cum Deus si agatat. Chi cerca Dio con Dio si trova.
Contra a Deus non andat niunu. Contro Dio non va nessuno.
Fagher comente et i sa manu de Deus. Far come la mano di Dio – Dicesi quando repentinamente si ottiene l’effetto da una medicina.
Pesa et paga, et bae cum Deus. Pesa e paga, e va con Dio – Dicesi a quelli che pagano a saldo.
Deus non hat padronu. Dio non ha padrone – Dicesi a quelli che cercano di investigare la causa d’ogni cosa. Più per confortare nelle disgrazie.
Senza s’aggiudu de Deus non podimus niente. Senza l’aiuto di Dio non possiamo nulla.
Deus mil’hat donadu, Deus mil’hat leadu. Iddio me l’ho ha dato Iddio me l’ha totlo.
Ad quie ad Deus lu dat, sanctos lu beneighent. A chi lo dà a Dio i santi lo benedicono – Le buone intenzioni fan meritorio un atto. Bisogna far per Dio ogni cosa, anche perdendo col nemico.

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DEVERE (logudorese – Esser debitore: Italiano)

Iscuru a quie devet. Misero a chi deve
Devet finzamenta s’anima. Deve anche l’anima – Proverbio iperbolico per denotare uno stracarico di debiti.

DEVOTIONE (logudorese – Devozione: Italiano)

Prima est s’obbligatione, et pustis sa divotione. Prima è l’obbligazione e poi la devozione.

DIAULU (logudorese – Dialvolo: Italiano)

Quie non hat ite fagher su diaulu nde li dat. A chi non ha che fare gliene dà il diavolo – Per gli oziosi che fanno dispetti, o si danno in presa ai vizi.
Su diaulu faghet padeddas et non semper cobertores. Il diavolo fa le pentole e non sempre i coperchi. Fa in modo che finalmente si scopra il delitto.
Su diaulu non bessit foras senza segare qualecuna cosa, si ateru non que leat una teula dai sa cobertura. Il diavolo non esce fuori casa senza rompere qualcosa, almeno leva una tegola dal tetto – Dicesi di uno abituato al mal fare il quale, anche quando non possa, lo fa vedere con l’inclinazione e volontà

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DICIU (logudorese – Proverbio: Italiano)

Narat bene se diciu. Dice bene il proverbio – Detto dai sardi al principio della citazione di un proverbio per denotare la verità degli stessi proverbi.
Diciu antigu non errat. Diciu antigu bene postu. Proverbio antico non sbaglia, il proverbio antico è ben messo – Cioè, non è messo senza criterio e fine, perché basato sull’esperienza.

DIE (logudorese –Dì: Meridionale – giorno: Italiano)

Sa die bona dai su manzanu si paret. Il giorno buono si vede dalla mattina – Figurativamente dei sentimenti e dell’inclinazione dell’uomo da ragazzo.
Ogni die que nde passat una. Ogni dì passa un dì – Dicesi per indicare la nostra età, o per essere solleciti nell’operare qualche cosa.
Sa die de hoe est su mastru de cras. Il giorno d’oggi è il maestro di domani.
Ogni die calat sole. Ogni giorno tramonta il sole – Dicesi ai negligenti e procrastinatori (chi differisce, ritarda, dilaziona)
Is dis bonas si stugiant po is malas. Le belle giornate si conservano per le cattive – Si avverte che bisogna lavorar molto nelle belle giornate per economia di tempo. Si dice per la previdenza.

DIFECTU (Dialetto comune – Difetto: italiano)

Ognune tenet su difectu sou. Ciascuno ha il suo difetto – Dicesi per compatire gli altri
Senza difectos est su solu Deus. Dio solo è senza difetti – Dicesi per compatire le debolezze

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DIMANDARE (logudorese – Domandare: Italiano)

Mai dimandare, et mai refudare. Mai domandare ma pure mai rifiutare – Dicesi in una circostanza in cui uno rifiuta un dono, o il pranzo altrui.
Chi dimandat lograt. Chi domanda, ottiene.

DIMONIU (Dialetto comune– Diavolo: Italiano)

Su dimoniu non est grasi nieddu comente lu pintat. Il diavolo non è così brutto come lo dipingono – Per quelli che esagerano, e temono.

DINARI (logudorese – Dinai: Meridionale – Dinà: Settentrionale– Denaro: Italiano)

Senza dinari non si cantat missa. Senza denaro non si canta messa – Cioè non si fa nulla.
Su dinari in ojos de medas, et in manu de pagus. Il denaro è negli occhi di molti, ed in mano di pocchi.
Su dinari azzegat s’homine. Il denaro accieca l’uomo.
Falsu que dinari malu. Falso come il denaro cattivo – Cioè come la falsa moneta. Si dice ad un amico finto e doppio.
Qui hat dinari cumparit innocente. Chi ha denaro compare innocente – Ma non cancella il rimorso
Bonu su dinari qui torrat a domu. Buono il denaro che ritorna a casa – quando uno va a comprare una cosa e non la trova. O che si guadagna.
Homine senza dinari, homine mortu. Uomo senza denaro, uomo morto – Cioè senza brio, morto in società.
Su dinari non faghet lege. Il denaro non fa legge
Homine fattu cum dinari, non balet a nudda. Uomo fatto con denari non vale a nulla.
Pro su dinari nessunu narat bastat. Per il denaro nessuno dice basta – Più ne ha, più ne desidera
Su dinari est factu pro l’ispender, et pro l’arribare. Il denaro è fatto per spenderlo e per conservarlo – Proverbio per significare la moderazione con cui ognuno deve spenderlo, e conservarlo.

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DISGRATIA (logudorese – Disgrazia: Italiano)

Non ti allegres mai de sas disgraias de s’inimigu tou. Non rallegrarti mai delle disgrazie del tuo nemico – Né vi fa bene, e può accadervi lo stesso.
In sas disgratias anzenas ognunu est bonu a consolare. Nelle disgrazie altrui ognuno è buono per consolare – E’ guai se non si prestassero conforti!
Una disgratia non benit mai sola. Una disgrazia non viene mai da sola
Sas disgratias si afferrant cum sa fortalesa, et si binchent cum sa patientia. Le disgrazie si combattono con la fortezza, e si vincono con la pazienza.

DISIZARE (logudorese – Desiderare: Italiano)

Non disizes mai su qui non podes haer. Non desiderare mai quello che non potete avere

DISPRETIARE (logudorese – Disprezzare: Italiano)

Qui dispretiat comporat. Chi disprezza compra
Chini si dispreziat s’appreziat. Chi si disprezza, cioè si fa umile e si mostra modesto, si apprezza, viene apprezzato dagli altri.

DOLERE, Dòlima, Dolore, Dolu (logudorese – Dolore, pietà: Italiano)

Quie queret su qui olet, dat su qui li dolet. Chi vuole quello che desidera, dà quello che gli duole.
Qui hat dolu, qui attitet. Chi ha il duolo, o dolore, che pianga – Dicesi dagli egoisti per i mali altrui.
Su dolore quantu est pius justu, est pius insoportabile. Il dolore quanto più è giusto, più è insopportabile.

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DOMO (logudorese – Domu: meridionale – Casa: Settentrionale – Casa: italiano)

Bessidu dai domu, bessidu dai coro. Uscito da casa, uscito dal cuore – Dicesi di quelli che presto si dimenticano delle persone che lasciano nella casa da cui partono.
Non si dat mezus riposu que in domu sua. Italiano: Io non sto meglio in nessun luogo che a casa mia
Qui non hat domu non hat bighinu. Chi non a casa non ha vicini – Chi è povero ha poche relazioni.
.Sa domu est minore, su coro est mannu. La casa è piccola, il cuore è grande – Proverbio antichissimo dei sardi che riguarda l’ospitalità che offrono di cuore.

DORMIRE, Dormidore (logudorese – Dormire, Dormiglione: Italiano)

Dormire pagu vida meda. Qui dormit meda pagu vivet. Dormir poco vita lunga. Chi dorme molto vive poco.
Homine dormidore pagu cuidadosu. Uomo dormiglione poco diligente – Non farà mai in tempo il suo dovere.
Qui dormit non piscat. Italiano: Chi dorme non pesca – Non ottiene l’intento
Qui dormit meda poveru resessit. Chi dorme molto diventa povero.

DULCHE (logudorese – Durci: Meridionale – Dolzi: settentrionale – Dolce: italiano)

Ad quie aggradat su dulche, aggradet puru s’agru. Italiano: Non si può avere il dolce senza l’amaro.
Ad s’istomagu est dulze su qui est ranzigu a bucca. E’ dolce alla stomaco, quello che è amaro alla bocca – Si cita anche per effetti morali.

EBBA (logudorese, settentrionale – Egua: meridionale – Cavalla: Italiano)

Pesat piuer que mazzone in mesu ebbas. Alza polvere come volpe in mezzo di cavalle – Dicesi ad uno che si vanta di un fatto mentre era solo di numero
Dilicada que un’ebba de Preideru. Delicata come una cavalla di un prete – Dicesi ad una donna delicata – Dei lecconi e degli schizzinosi

EDADE (logudorese – Età :italiano)

.Ogni edade est a tempus de imparare. Ogni età è a tempo d’apprendere – Per quelli che sciupano il tempo.

ERITTU (logudorese – Riccio :italiano)

Barridu que i s’erittu. Carico come il riccio – Dicesi ad uno che è sovraccarico di vesti od altro
Fagher comente s’erittu ad sa colora. Far come il riccio alla biscia – Italiano: Chi non ci può stare se ne vada, disse alla serpe il riccio – apologo usale quando si abusa della altrui confidenza.

ERRARE (logudorese – Sbagliare :italiano)

Qui non errat non imparat. Chi non sbaglia non impara

ESENTE (logudorese – Esente :italiano)

A qui non hat, su Re lu faghet esente. A chi non ha il Re lo fa franco – Cioè non paga imposte.

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ESPE (logudorese – Vespa :italiano)

Punghet que unu espe. Punge come la vespe – Dicesi ad uno stizzoso.
Non istighes mai sa espe. Non stuzzicare mai la vespe – Metafora di un uomo o donna stizzosa od irritabile.

EXALTARE (logudorese – Esaltare :italiano)

Qui si humiliat si exaltat. Chi si umilia si esalta.

EXEMPLARE (logudorese – Esemplare :italiano)

Dai su malu exemplare andat sos fizos male. Dal cattivo esempio (dei genitori) vanno male i figli.
Da unu malu exemplare nde persighint ogni male. Da un cattivo esempio ne previene ogni male.
ESPERIENTIA (Dialetto comune – Esperienza :italiano)

Pius balet s’esperientia qui non sa scientia. Più vale l’esperienza che non la scienza

FABBRICARE (logudorese – Fabbricare :italiano)

Qui fabricat, l’ischit ad s’ultimu. Italiano: Il fabbricare è un dolce impoverire – Si spende più del calcolo.

FACCIA (logudorese – faccia :italiano)

Mezus facci ruiu qui non cori nieddu. Meglio arrossirsi dall’errore che non esser nero in cuore – Ovvero, meglio confessare la verità ed arrossire, che negarla e restare col peccato nel cuore.
Qui non abbaidat in faccia est traitore. Chi non guarda in faccia è traditore – Chi parlando volge altrove lo sguardo indica di non essere sincero
Segare sa faccia. Tagliare la faccia – Quando uno chiede un favore e gli viene negato

FADA (logudorese – Destino :italiano)

Qui mudat padru, mudat fadu. Chi cambia prato cambia destino – Dicesi ad uno che spatria per cercare fortuna. Ma tante volte rimane lo stesso.
Iscura sa fada qui mi hat jutu. Misero il destino che mi ha portato – Proverbio superstizioso nelle disgrazie.

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FADDIRE (logudorese – Sbagliare :italiano)

Qui faddit de mente, non faddit de coro. Chi sbaglia di mente non sbaglia di cuore.

FAEDDARE, Faeddu (logudorese – Parlare, parola :italiano)

Bene faeddadu, et male procedìdu. Buone parole e tristi fatti – Dicesi ad uno che parla bene e promette e poi procede male.
Faeddos de cara non perdent amistade. Parole di faccia non perdono l’amicizia. Se uno parla chiaro.
Faeddare pagu sabidoria meda. Parlar poco sapienza molta
Nen faeddu senza ancu, ne pedde senza fiancu. Né parola senza fallo, né parola senza fianco.
Dai su tantu faeddare nde succedint sos errores. Dal molo parlare succedono gli errori
Faedda pagu pro non ti faddire meda. – Isculta meda pro non ti pentire. Parla poco ed ascolta assai, che non fallirai.
Qui troppu faeddat est subiectu ad isbagliare. Chi troppo parla spesso sbaglia.

FAGHERE (logudorese – Fai: meridionale – Fare :italiano)

Su fagher non est comente et in su narrer. Il fare non è come il dire.
Si su factu fit a fagher, su factu non si faghiat. Se il fatto fosse a fare il fatto non si farebbe – Dicesi di uno che si pente
Segundu su qui mi faghes ti facto. Secondo quel che mi fate, vi faccio – Proverbio dei vendicativi.
Su qui non queres pro te, non lu factas a niunu. Non fare a me quello che non vuoi per te.
Ad si sperantia de Deus si faghent totu sas cosas. Alla speranza di Dio si fanno tutte le cose – Dicesi da quelli che sperano nella Divina Provvidenza.
Deus mi bardet de appostas, de factos ja mi libero eo. Dio mi guardi di calunnie, che dai fatti già mi salvo io.
Qui faghet sos factos suos, non s’imbruttat sas manos. Chi fa i fatti suoi non s’imbratta le mani.
Dai su narrer ad su fagher bi hat meda distantia. Dal detto al fatto vi è gran tratto.
Prima de fagher pensa. Prima pensa e poi fa

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FAINA (logudorese e meridionale – faccenda, lavoro :italiano)

Faina facta dinari expectat. Lavoro fatto denaro aspetta
Faina bene fatta queret tempus. Lavoro ben fatto vuol tempo – Si ripete dagli artisti poltroni per scusarsi del ritardo.

FAMILIA, Familiaridade (logudorese – famiglia, famigliarità :italiano)

In ogni familia bi hat bonos et malos. In ogni famiglia vi sono buoni e cattivi.
Familia bona, donu de su chelu. Famigllia buona è dono del cielo.

FAMIDU, Fàime (logudorese – Fame: italiano)

Su famine non hat lege. La fame non ha legge
Su famine non jughet ojos. La fame non porta occhi – Quando è estrema, essa diventa cieca.
Su famine est su mezus condimentu. La fame è il miglior condimento.
Su dolore pius duru est su morrer de famine. Il dolore più forte è il morir di fame.

FARINA (logudorese – Farina :italiano)

Qui non maghinat non hat farina. Chi non macina non ha farina – Cioè chi non travaglia non fa ricchezze.
Sa farina de su diaulu si que andat tota in furfure. La farina del diavolo se ne va tutta in crusca – Per i ladri, usurai e simili.

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FAULA, Faularzu (logudorese – Bugia, bugiardo :italiano)

Sas faulas non imbezzant mai. Le bugie non invecchiano.
Sa faula tenet cambas curzas. Le bugie hanno le gambe corte – Cioè si scoprono presto.
Ogni fraula hat principiu de veridades. Ogni bugia ha principio di verità

FAVORE (logudorese – Favore :italiano)

Un favore volontariu balet su doppiu. Un favore volontario vale il doppio

FEGHE (logudorese – feccia :italiano)

Imbreagu que feghe. Ubriaco come la feccia – Dicesi ad uno ben preso dal vino
Incubre subra de sa feghe. Imbottare sopra la feccia – aggiungere danno a danno, peggiorare una causa, aggravare una condizione.

FEMINA (dialetto comune – Donna :italiano)

Femina risulana, o est macca o est vana. Donna che ride sempre, o è pazza, o è vana
Iune non penetrat sa femina, mancu su diaulu. Dove non arriva la donna, ne manco il diavolo.
Ne sàpadu seza sole, nen femina senza amore. Né sabato senza sole, né donna senza amore.
Tres cosas sunt reversas in su mundu, s’arveghe, s’ainu et i sa femina. Tre cose sono testarde nel mondo, la pecora, l’asino e la donna.
Sa malizia de sa femina superat totu sas ateras. La malizia delle donne supera tutte le altre.
Nen femina, nen tela a lughe de candela. Né donna né tela a luce di candela.

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FERIDU (logudorese – Ferito :italiano)

Mezus feridu qui non mortu. Meglio ferito che morto.

FERRU (Dialetto comune – Ferro: italiano)

Qui de ferru ferit, de ferru perit. Chi di coltel ferisce di coltel perisce.
Forte que ferru, et cambas de chervu. Forte come il ferro e gambe di cervo – Dicesi per augurio ad una persona che esce da una grave malattia
Su ferru cum su ferru, s’attarzu cum s’attarzu. Il ferro col ferro e l’acciaio con l’acciaio – Dicesi dai buoni che si aiutano insieme nel bene, e dei cattivi nel male.

FESTA (Dialetto comune – festa: Italiano)

Innantis de su Sanctu faghet sa festa. Prima del Santo fa la festa.
Pro andara ad sa festa, ogni mandrona est lesta. Per andare alla festa ogni poltrona è lesta – Dicesi alle donne che smaniano per i divertimenti.

FIDE, Fidare (logudorese – Fede, fidare: Italiano)

Dinari et fide quantu sinde bidet. Denaro e fede, quanto se ne vede – Cioè si deve credere.
Fide bona et fide mala non sunt andadas mai cumpare. Buona fede e mala fede non sono andate mai d’accordo
Qui non hat fide cum parente non hat fide in niente. Chi non ha fede con parente non ha fede in niente – Chi è crudele con i suoi e crudele con gli amici
Qui non hat fide, non nde podet dare. Chi non ha fede non ne può dare.
Qui si fidat bi restat. Chi si fida vi resta – Si avverte di essere cauto nell’operare.

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FIGU (logudorese, meridionale – Figga: settentrionale – Fico: Italiano)

A tempu de sa figu, né parente , né amigu. Italiano: Quando il villan è solo sopra il fico, non ha parente alcun, ne buon amico.
Sa figu quando benit, et sa ua quando passat. Il fico quando viene e l’uva quando passa. Italiano: Quando l’uva vien, fuggila: quande’ella fugge, corrila.
Dugna matta inflorit Foras che sa figu. Pro partiri non morit narat su diciu antigu. Ogni albero fiorisce, eccetto il fico, per la partenza non si muore, dice il proverbio antico – Si dice per consolare un amante quando il fidanzato si allontano da casa.
In tempus de sa figu, né parenti né amigu. In tempus de colostu, dugna amigu est nostu. In tempo di fico, fuori il parente e l’amico, in tempo di latte cotto ogni amico è nostro – nel bisogno si cerca l’amico.

FINIRE (logudorese – Finire: Italiano)

Sa cosa qui si tractat si finit et si guastat. La cosa che si tratta si consuma e si guasta.

FIORE, Flore (logudorese – Flori: meridionale – Fiore: Italiano)

Unu fiore non faghet istajone. Italiano: Un fiore non fa primavera.
Candu sa matta inflorit su flori in terra lassat. Tristu de chini morit su prant in già passat. Quando l’albero fiorisce il fiore cade in terra, misero di chi muore, il pianto già passa – Suol dirsi quando si piange il morte in qualche casa.

FIZU (logudorese – Fillu: meridionale – Figliolu: settentrionale– Figlio: Italiano)

Su qui faghet su fizu ad su babbu, bi lu restituint sos fizos. Ciò che il figlio fa al genitore, glielo restituiscono i figli – Proverbio basato sull’esperienza di quei snaturati figli che maltrattano i genitori.
Fizu solu o totu malu o totu bonu. Figlio unico o tutto cattivo o tutto buono.
Misseru babbu e mama qui fidat fizos a teracca. Infelici quei genitori che affidano alle serve i figli.
Sos fizos leant s’exemplu dai su babbu. I figli prendono l’esempio dai genitori.
Totu sos fizos non naschent uguales. Tutti i figli non nascono uguali – Dicesi quando in una famiglia ci sono figli bravi e figli cattivi.
A qui hat fizos, non mancant fastizos. Chi ha figli ha fastidi
Non tengu fillus e prangiu fillastus. Non ho figli e piango figliastri – Quando uno assume responsabilità di cose che non gli importa

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FOGU (logudorese, meridionale – Fuoco: Italiano)

So fuidu dai su fumu, et rutu que so in su fogu. Sono fuggito dal fumo e sono caduto nel fuoco – Cioè cercando di evitare un danno piccolo si rischia di inciampare in uno grande.
Ponner fogu in s’erba birde. Metter fuoco nell’erba verde – Dicesi ad un maligno e calunniatore.
Qui hat coa de paza non s’accurziet a fogu. Chi ha coda di paglia non si avvicini al fuoco – Chi ha difetti non deve criticare gli altri
Fagher coment’ abba ad su fogu. Fare come l’acqua al fuoco – Dicesi quando di una cosa si ottiene il pronto rimedio. Delle pronte guarigioni.
Su fogu et i s’abba ischeddant una bolta. Il fuoco e l’acqua scottano una sola volta.
Adjungher fogu a fogu. Aggiungere fuoco al fuoco – Cioè ad un male non aggiungere altro male.

FORMIGA (logudorese, meridionale – Formica: Italiano)

Minore est sa formiga. Exemplu ad su mandrone. La formica sebbene piccola è d’esempio al pigro.
Qua sa formiga si bettat ad mossu. Ad qualecune si li ponet su pè. Anche la formica si rivolge a mordere chiunque la calpesti – Ognuno si diffende.

FORTUNA (Dialetto comune – Fortuna: Italiano)

Niune est cuntentu de sa fortuna qui dat Deus. Italliano: Nessuno è contento del suo stato.
Sa fortuna andat cum sa cura. La fortuna va con la cura – Con la diligenza e con il lavoro.
Sa fortuna non la quirches in domo. La fortuna non la cerchiate in casa

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FOZA (logudorese – folla: meridionale – foglia: settentrionale – Foglia: Italiano)

Non ruet una foza, qui non est Deus boza. Non si muova foglia che Dio non voglia – Tutto è sottoposto alla Divina Providenza.

FRAIZZU (Meridionale – Volpe: Italiano)

Fait che i su fraizzu perdit su pilu, e no s’imbizzu (o viziu). Fare come la volpe prima perde il pelo che le astuzie

FREBBA ( Logudorese, settentrionale – Calentura: Meridionale – Febbre: Italiano)

Sa febbra terzana non est toccu de campana. La febbre terzana non fa mai suonar la campana.
Sa febbra de Cartalora non bessit nissun’hora. La febbre di Cartalora non esce a nessun ora .
Sa febbra atterrat finza su leone. La febbre atterra anche il leone.
Sa febbra senza sidis, malu signale. La febbre senza sete cattivo segno.

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FRUCTU (Dialetto comune – Frutto: Italiano)

Dai su frctu si connoscet s’arvure. Dal frutto si conosce l’albero.
Silva manna fructu minore. Selva grande poco frutto – Proverbio degli ortolani. Metafora di quelli che parlano troppo

FUMU (Dialetto comune – fumo: Italiano)

Su fumu andat factu de sas bellas. Il fumo va con le belle – Cioè la galanteria.
Est plus su fumu qui non s’arrust. È più il fumo che non l’arrosto – Di uno che si vanta, e si crede tanto, e non è tale.

FUNE (logudorese – Funi: meridionale, settentrionale – Fune: Italiano)

Qui filat fune ad atere, s’istrangùgliat ispe et totu. Chi fila la corda ad altri, si strangola egli stesso
Qui tirat troppu sa fune, ad s’ultimu si segat. Chi tira troppo la fune, si spezza.
Tenner unu a fune curza. Tener uno a fune corta. Italiano: Tener a stecchetto – Dell’educazione rigorosa.

FURARE (logudorese – Furai: meridionale – Furà: settentrionale – Rubare: Italiano)

De sa cosa furada non sinde allibiat niunu. Della cosa rubata non se ne gode nessuno
Qui furat et cuerrat l’ischit faghere. Chi ruba e nasconde, lo sa fare. Italiano: Non basta rubare, ma saper rubare – Comunque non si ruba mai bene.

GANZU (Logudorese, Settentrionale – Ganciu: Meridionale – Gancio: Italiano)

truncat o faghet ganzu. O tronca o fa gancio – Dicesi di ogni cosa se non si riesce bene, meglio nulla.

GATTU (Meridionale – Gatto: Italiano)

Sa gattu s’accuat, sa coa ddi parit. Il gatto si nasconde, la coda si vede – qllorchè uno fa una mancanza, il rimorso da qualche segno.
Candu non inc’esti sa gattu, su topi s’ispassilat. Quando non vi è il gatto il topo passeggia

GENEROSU (Dialetto comune – Generoso: Italiano)

In roba anzena generosu. In roba altrui generosa.

GENIU (Dialetto comune – Genio: Italiano)

Sos genios non sunt totu que pare. I geni non sono tutti uguali – Cioè ognuno ha il suo gusto.
Balet prus su geniu qui non sa bellesa. Vale più il genio che non la bellezza
Su geniu faghet totu. Il genio fa ogni cosa

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GENTE (Logudorese – Genti: Meridionale – Gente: Italiano)

Paga gente mezus festa. Poca gente miglior festa
Gente faghet cosa; cosa non faghet gente. La gente fa la cosa, la cosa non fa la gente – cioè le persone fanno le ricchezze .
Gente devota non la cretas tota. Gente devota non la crediate tutta – Proverbio per gli ipocriti di cui non deve fidarsi.
Gente tua, morte tua. Gente vostra, morte vostra – Dicesi per un parente traditore, e nelle disgrazie per la troppa affezione ai parenti.
Gente iscunfessa a lontanu. Gente che non si confessa a lontano – Cioè non accompagnarti con chi non ha timor di Dio. Che non vive onestamente.

GHERRA (Dialetto comune– Guerra: Italiano)

In tempus de gherra, faulas fino a terra. In tempo di guerra, bugie fino a terra – cioè molte
Sa gherra faghet male a totu finza ad sos qui binchent. La guerra fa male a tutti, anche a quelli che vincono.

Quando duos sunt gherrende, mai ti ponzas in mesu. Quando due si stanno azzuffando, non vi mettiate in mezzo

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GOSARE (Logudorese – Godere: Italiano)

Qui non ischit cagliare, non ischit gosare. Chi non sa tacere non sa godere – Dei chiacchieroni
Qui non patit non gosat. Chi non soffre, con la pazienza e con il lavoro, non gode.

GULA (Dialetto com. – Gola, Intemperanza: Italiano)

Nde bocchit plus sa gula qui non s’ispada. Ne uccide più la gola che non la spada – Cioè l’intemperanza. Il proverbio s’intende di ogni eccesso.

GUSTU (Dialetto comune – Gusto: Italiano)

Unu gustu, unu disgustu. Un gusto, un disgusto – Dopo il piacere viene il dolore.
Sos gustos non sunt que pare. I gusti non sono uguali – S’intende nel mangiare, vivere ecc.
Plus balet unu gustu qui non milli malannos. Vale più un gusto che mille malanni – Dicesi da chi vuol prendersi un divertimento, ma si guarda bene dalle conseguenze che possono nascere.
Quando su gustu est in sala, su disgustu est in s’iscala. Quando la contentezza è in casa, il dispiacere è vicino – Dicesi quando in mezzo al piacere accade una repentina disgrazia.

HABITARE (Loudorese – Abitare: Italiano)

Narami cum quie habitas, et ti hap’a narrer quie ses. Dimmi con chi abiti e tidirò chi sei

HERVA, Herba (Dialetto comune – Erba: Italiano)

Herva mala non morit mai. Erba cattiva non muore mai – Per similitudine dicesi ad un cattivo che vive molto.
Ogni herva tenet su valore sou, ma non lu conoschimus. Ogni erba ha il suo valore ma non lo conosciamo – cioè ognuno ha la sua abilità e virtù
Ogni herba hat sa virtude sua. Ogni erba ha la sua virtù – metaforicamente ogni uomo è necessario perché ha qualche virtù o talento.
Da ogni herva nde faghet una fascia. Fa di ogni erba un fascio.

HOE (Logudorese – Oggi: Italiano)

Quie pagat hoe est chitu cras. Chi paga oggi è a saldo domani – Cioè pagare i debiti quanto prima.
Hoe ad mie, cras ad tie. Oggi a me, domani a te – Riferito all’incostanza della fortuna, per la chiesa l’ora della morte.

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.HOMINE (Logudorese – Uomo: Italiano)

S’homine bonu faeddat in cara. L’uomo onesto parla in faccia – Cioè parla chiaro e schietto.
Homine sabiu non quircat factos anzenos. Gli uomini perbene non cercano i fatti degli altri.
Sos homines Deus los format, et ipsos si accumpagnant. Dio forma gli uomini ed essi si accoppiano – Dicesi quando si uniscono due che hanno le stesse tendenze.
S’homine non si misurat a palmos. L’uomo non si misura a palmi – Cioè non si guarda l’aspetto fisico.
Iscuru a quie confidat in homines. Misero colui che confida negli uomini.
Totu os homines sunt homines. Ogni uomo è uomo – Cioè tutti siamo soggetti a sbagliare.
Si la francas cum sos homines, non ti que colas de Deus. Se vi salvate dagli uomini, non vi salvate da Dio.
Homine jogadore, homine pedidore. Uomo giocatore, uomo miserabile – Cioè povero.
Su bisonzu faghet s’homine valente. Il bisogno fa prode l’uomo – Perché raddoppia la fatica.
Homine bonu, et homine malu, non andat mai cumpare. Uomo buono ed uomo cattivo non vanno mai insieme – Cioè difficilmente si accompagnano o perseverano nell’’micizia.
In divinu et in humanu, si ad vinti non est galanu, si ad trinta non hat scientia, ad baranta non hat prudentia, ad quimbanta nò est devotu, s’homine est perdidu in totu. L’uomo nelle cose divine ed umane, se ai 20 anni non è galante, ed al 30 non ha scienza, ed al 40 prudenza, e finalmente se al cinquantesimo anno non è devoto, è perduto del tutto, cioè non vi è più rimedio.
Homine quando faeddat, et non abbaidat in cara, homine traditore. L’uomo che parla, e non guarda in viso, uomo traditore.
S’homine proponet et Deus disponet. L’uomo propone e Dio dispone.
Sa cara annuntiat qui est s’homine. Il viso annunzia chi è l’uomo.
De s’homine est su errare, de su diaulu su perseverare. Dell’uomo è prendere sbaglio, il perseverare nell’errore del diavolo.

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HONORE (Logudorese – Onore: Italiano)

S’honore clamat vindicta. L’onore grida vendetta.
Sos honores cambiant sos humores. Gli onori cambiano gli uomini.
Perder totu foras que i s’honores. Perdere tutto fuorché l’onore.

HORTULANU (Logudorese – Ortolano: Italiano)

Ogni hortulanu bandat sa ziodda sua. Ogni ortolano vanta la sua cipolla – Dicesi agli sbruffoni che vantano le proprie cose.
Mortu s’hortulanu, adiu s’hortu. Morto l’ortolano, addio l’orto – Cioè morto il padrone finiti gli affari. Cessati gli interessi cessa l’amicizia.

HUMILIARE, Humilidade (Logudorese – Umiltà: Italiano)

Quie si humiliat si exaltat. Chi si umilia si esalta.
Cum s’humilidade si balanzat su chelu. Con l’umiltà si guadagna il cielo – Si ottengono favori.

IERRU (Loudorese, meridionale – Inverno: Italiano)

Ierru et istiu no istant in chelu. Il caldo ed il gelo non resta in cielo
Aundi has fattu s’ierru, fai su stadi. Dove ai passato l’inverno, trascorri l’estate – Dicesi quando uno per un bisogno si rivolge ad uno, ed in un’altra necessità si rivolge ad un altro.

IMBROGLIONE, Imboligosu (Logudorese – Truffatore: italiano)

Un’imbroglione nde faghet deghe miza. Un truffatore né fa dieci mila – S’intende dell’effetto che produce l’inganno
Ad s’imboligosu no impares a imboligare. Al truffatore non insegnate a truffare – A colui che è più esperto nell’arte, non diate avvertenze.

IMPARARE (Logudorese – Isegnare: italiano)

DA qui ti hap’a imparere ti hap’a perdere. Dopo che v’insegnerò vi perderò – Dicesi quando ad uno si mostra una cosa per la prima volta.
Niune est nascidu imparadu. Nessuno nasce maestro.
Gasi morimus et senza imparare. Così moriamo senza apprendere.

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IMPODDA (Logudorese – Fatica: italiano)

Plus balet s’impodda qui non su qui nos dades. Vale più la fatica che quello che ci date.

IMPOSSIBILE (Logudorese – Impossibile: italiano)

S’impossibile mancu Deus lu cumandat. L’impossibile neppure Dio lo comanda.

IMPROMITTERE (Logudorese – Promettere: italiano)

Impromittere et non dare, cussu ja mi lu facto eo. Promettere e non dare, questo lo sa fare anch’io – Dicesi ad uno che promette e poi non adempie alla promessa.

INCERTU (Dialetto comune – Incerto: italiano)

Laxa s’incertu meda, et lea su certu pagu. Lascia l’incerto e prendi il poco certo.

INCUDINE (Logudorese – Incudine: italiano)

Esser tra s’incudine et i su marteddu. Essere tra l’incudine e il martello

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INGANNU (Logudorese – Inganno: italiano)

S’ingannu andat cum s’ingannadore. L’inganno va in casa dell’ingannatore.

INGEGNARE (Logudorese – Ingengarsi: italiano)

Iscuru quie non s’ingegnant. Misero colui che non s’ingegna.
Qui non s’ingegnat non campat. Chi non s’ingegna non compra.

INIURIA (Logudorese – Ingiuria: italiano)

Su mezus remediu ad sas injurias est s’ismentigu. Il miglior rimedio delle ingiurie è l’oblio.
Mezus esser injuriadu que injuriare. E’ meglio essere ingiuriato che ingiuriare – Cioè meglio soffrir le ingiurie che farle

INIMIGU (Logudorese, meridionale – Nemico: italiano)

Ad s’inimigu parare, ad sa iustitia fuire. Al nemico fate fronte, la giustizia temetela
Mezus bastonadas de amigu qui non lusingas de inimigu. Meglio aver bastonate dall’amico che lusinghe dal nemico.
Cum s’inimigu tou abbaida addainantis et addaisegus. Col vostro nemico guardatevi davanti e di dietro
Amigu de s’inimigu meu, non est amigu meu. Amico del mio nemico non è mio amico.
Deus ti ardet de inimigu riconciliadu. Non fidarti di un nemico riconciliato.

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INNANTIS (Logudorese – Innanzi: italiano)

Qui non abbaidat innantis firmat addaisegus. Chi non guarda innanzi rimane indietro.
De istiu anda innantis, de ierru addaisegus. L’estate innanzi, l’inverno di dietro.

INTENDERE (Logudorese – Sentire: italiano)

Qui non queret intender non narat. Et si bides faghedi cegu. Chi non vuol sentire non parla, e se vedete fatevi cieco.

INVIDIA, Invidiadu (Logudorese – Invidia, Invidiato: italiano)

S’invidia non morit mai. L’invidia non muore mai.
Mezus invidiadu qui non lastimadu. Meglio invidiato che compianto.
Unu mastru hat invidia de s’ateru. Un’artista invidia l’altro.

IRA (Logudorese – Ira: italiano)

S’ira de Deus si queret timida. L’ira divina deve essere temuta.
Quando mancu si pensat s’ira divina falat. Quando meno si pensa scende lo sdegno di Dio – Proverbio per indicare che uno col peccato in cuore nondeve essere sicuro.

ISCANDALU (Dialetto comune – Scandalo: italiano)

Su peccadu de s’iscandalu, est plus mannu de su qui si faghet. Il peccato dello scandalo è più grande di quello che si fa.

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ISCARMENTU (Logudorese, Meridionale – scottatura: italiano)

Unu iscarmentu balet pro chentu. Italiano: Una volta burlato, vale per mille avvisi.

ISCHIRE (Logudorese – Sapere: italiano)

Quie non ischit est cumpagnu de su cegu. Chi non sa è compagno del cieco.
Qui narat quant’ischit perdet quantu hat. Chi dice quanto sa perde quanto ha – S’intende di essere riservato con le misure della prudenza e della giustizia.
Qui queret ischire totu, nudda imparat. Chi vuol sapere tutto nulla apprende
Su qui non s’ischit si minispretiat. Quel che non si sa si disprezza.

ISCOGLIU (Logudorese – Scoglio: italiano)

Si s’iscogliu non evitas, intro su mare qu’annegas. Se non evitate lo scoglio vi annegherete nel mare – Per fuggire alle occasioni.

ISCUJA (Logudorese – scusa: italiano)

Iscuja non dimandada, accusa manifestada. Italiano: Tu metti le mani innanzi per non cadere.

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ISCULATARE (Logudorese – Ascoltare: italiano)

Isculta, abbaida et caglia. Ascolta, guarda e taci.

ISPENDERE (Logudorese – Spendiri, spesa: Meridionale – Spendere, Spesa: italiano)

Qui plus ispendet mancu ispendet. Chi più spende meno spende – Perché la cosa dura di più.
Segundu s’intrada faghe s’ispesa. Fa la spesa secondo l’entrata

ISPERARE, Isperantia (Logudorese – Sperare, speranza: italiano)

Biadu s’homine qui isperat in Deus. Felice l’uomo che spera in Dio.
Qui vivet isperende morit cantende. Chi vive sperando muore cantando.
Quantu durat s’anima in su corpus bi hat semper isperantia. Finchè v’è fiato in corpo c’è speranza.
Isperantia morta intristat de pius. Speranza morta rattrista di più.

ISTELLA (Logudorese – Stella: italiano)

Fagher bider sas istellas in s’aera. Far vedere le stelle del cielo – Dicesi quando si minaccia di far soffrire la meritata pena

ISTRANZU (Logudorese – Ospite: italiano)

Ad s’istranzu non l’abbaides sa bertula. All’ospite non guadare mai la bisaccia – Proverbio dell’opitalità sarda, cioè non guardar se l’ospite porta qualche cosa
Ad s’istranzu asciuttu, serrali sa janna. Italiano: Ben venga chi ben porta – Proverbio degli avari
Unu contu faghet s’istranzu, et s’ateru s’osteriarzu. Un conto fa l’ospite e l’altro l’oste

sabato, 06 novembre 2004

JAGANU (Logudorese – chierico: Italiano)

Jaganu semper et preideru mai. Sempre chierico e mai prete – Dicesi ad uno che non progredisce mai né in virtù né in onori

JAMADU (Logudorese – Chiamato: Italiano)

Meda sunt sos jamados, pagos sos eligidos. Molti sono i chiamati, pochi sono gli eletti.

JANNA (Logudorese – Porta: Italiano)

Qui in janna anzena iscultat, sos males suos intendet. Chi asclota in porta altrui intende i suoi mali.
Dae da janna serrada su diaulu si nde fuit. Dalla porta chiusa il diavolo se ne fugge.

JERRU (Logudorese, Meridionale – Inverno: Italiano)

S’jerru non istat in chelu. L’inverno non sta nel cielo – Cioè l’inverno bisogna soffrirlo e dicesi pure di una disgrazia preveduta. Che deve accadere

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JOGU (Logudorese – Giuoco: Italiano)

Jogos de manos, jogos de villanos. Giuochi di mani, giuochi di villani.
Qui jogat non dormit. Chi giuoca non dorme – Perché deve stare attento a non farsi ingannare.

JUDICIU (Logudorese – Giudizio: Italiano)

Su judiciu a presone. Il giudizio in carcere – Cioè in carcere si mette giudizio, ovvero nella pena.
Sa die de su judiciu est meda manna. Il giorno del giudizio è molto grande – Dicesi quando si vedono delle ingiustizie e delle oppressioni.

JURA (Logudorese – Giuramento: Italiano)

Sa jura est pro coberrer sa fura. Chi giura, o dice bugie è per oscurare il proprio delitto.
Juramentos de ladru non nde cretas. Non crediate mai i giuramenti del ladro.

JUSTITIA, Justu (Logudorese – Giustizia, Giusto: Italiano)

Mezus terra enza pane, que terra senza justitia. Meglio terra senza pane, ma sicuro, che in paese senza Giustizia, senza sicurezza.
Justitia pronta, vindicta facta. Giustizia pronta vendetta fatta
Iscura sa domu ue b’intrat sa justitia. Misera la casa dove entra la Giustizia – Si perde la tranquillità.
Justitia ti lèt! Justitia t’incantet! Ancu bi falet sa justitia etc! Ti prenda la giustizia! T’incanti la giustizia! Ti scenda la giustizia! – L’origine di questo proverbio (virtù che si trasforma in imprecazione in Sardegna) risale ai tempi andati quando non avevano, come disse il Della Marmora, giustizia giusta.
Putis de sa justitia benit sa morte. Dopo la giustizia viene la morte – Dopo aver scontato la pena del delitto viene ordinariamente la morte.
Sa justitia in domo anzena, non però in domo sua. La giustizia in casa altrui, ma non in casa propria.
Su justu pianghet pro su peccadore. Il giusto piange il peccatore
Su justu a quie toccat. Il giusto a chi tocca.

LACTE, Latti (Logudorese, Meridionale, Settentrionale – Latte: Italiano)

Biancu comente et lacte. Bianco come il latte – Proverbio per denotare la bianchezza di una cosa o di una persona.
Su lacte bessit dai sos mossos, et non dai sos ossos. Il latte viene dai bocconi, e non dalle ossa – Delle donne allattanti che debbono essere ben nutrite.

LADRU, Ladrone (Logudorese – Ladro: Italiano)

Su ladru est cumpagnu de su furone. Il ladro è compagno del ladrone.
Su ladru est cumpagnu de su cegu. Il ladro è compagno del cieco – Cioè non può vedere, non può prevedere tutto e quindi può essere scoperto.
S’occasione faghet s’homine ladrone. L’occasione fa l’uomo ladro.
Ladru de domu bardadilu. Guardatevi dal ladro domestico – E’ il peggiore di tutti i ladri.
Ad su ladru pòneli factu. Al ladro andategli dietro – Il ladro deve essere controllato sempre.

LAGRIMAS (Logudorese, Meridionale – Lacrime: Italiano)

Qui non pagat in lagrimas, pagat in suspiros. Chi non paga in lacrima, paga in sospiri – Cioè, chi non paga in un modo paga nell’altro.

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LANA (Logudorese – Lana: Italiano)

Esser comente et lana in mesu de pectenes. Essere come la lana in mezzo al pettine – Trovarsi in afflizioni senza averne colpa. Senza potersi diffendere.
Ogni lana benit a pectene. Italiano: Tutti i nodi tornano al pettine
Ognune si arminet sa lana sua. Ognuno cardi la sua lana – Cioè ognuno pensi ai fatti propri.

LANDE (Logudorese – Ghianda: Italiano)

Essere que porcu in lande. Stare come il maiale nelle ghiande – Dicesi quando uno sta bene e non gli manca nulla.

LAXARE (Logudorese – Lasciare: Italiano)

Totu su laxadu est perdidu. Tutto quello che si lascia è perso – Cioè quello che si dà per amore.
Leare et laxare, amigos de pare. Prendere e lasciare, amici insieme – Nel senso del precedente.

LEARE (Logudorese – Prendere: Italiano)

Deus dat, et Deus leat. Dio dà, e Dio toglie
Da ue si leat, et non si bi adjunghet, su malesi bi inconfundet. Da dove si prende, e non vi si aggiunge, il male vi si accelera – Dicesi quando non si ripone nulla per pagare i debiti che diventano sempre maggiori. Oppure quando si spende più dell’entrata.
Qui si disponet a dare, si disponet a leare. Chi si dispone a dare, si dispone a prendere.
Iscuru a quie da innantis leat. Misero a chi prende prima – S’intende delle disgrazie o dei mali.

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LECTU (Dialetto comune – Letto: Italiano)

Querrer totu, lectu et muzere. Voler tutto letto e moglie – Proverbio per indicare che non si può aver comodo senza incomodo. Onori senza fatica.
In lectu minore corcadique innantis. In letto piccolo coricatevi prima del compagno – Proverbio degli egoisti.
Lectu caldu domo fritta. Letto caldo casa fredda – Il pigro non può aver la casa ben fornita come il laborioso.

LEGE (Logudorese – Lei: Meridionale – Legi: Settentrionale – Legge: Italiano)

Qui cumandat faghet lege. Chi comanda fa legge – Per quelli che comandano a bacchetta.
Facta sa lege s’incontrat s’ingannu. Fatta la legge trovato l’inganno.
Sa lege est pro atere non pro quie la faghet. La legge è per gli altri non per chi la fa
Sa lege mai obbligat quie la faghet. La legge non obbliga mai colui che la fa
Leges meda, pobulu miseru. Molte leggi governati miseri.

LEMOSINA (Dialetto comune – Elemosina: Italiano)

Sa lemosina non hat mai impoveridu a nessunu. L’elemosina non ha mai impoverito nessuno.

LENTOLU (Logudorese – Lenzuolo: Italiano)

Isterre su pe segundu su lentolu. Stendi il piede conforme il lenzuolo – Non spendere più delle proprie finanze.

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LENTORE(Logudorese – Rugiada: Italiano)

Lentore in herva narat serenidade. La rugiada nell’erba segna serenità.

LEPERE (Logudorese – Lepre: Italiano)

Andare que i su lepere. Andare come la lepre –Dicesi a quelli che non deviano mai dalla strada, presa la similitudine dalla lepre che non si discosta mai dalla viuzza che ha davanti.
Qui sighit leperes, non nde sighit mancunu. Italiano: Chi due lepri caccia, uno ne piglia e l’altro lascia.

LEVANTE (Logudorese – Levanti: Meridionale, Settentrionale– Levante: Italiano)

Dai levante a ponente. Da levante a ponente – Proverbio per esagerare una distanza, usato dagli scrittori sacri

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LIMBA (Logudorese – lingua: Italiano)

Sa limba non jughet ossu, et nde faghet segare (o segat s’ossu). La lingua non ha osso e frange l’osso.
Limba mala a su fogu. La lingua cattiva al fuoco – Cioè deve si abominare
Sa limba mala pone sa tacca que i s’ozu hermanu. La lingua cattiva mette la macchia come l’olio d’oliva – Perché il male non compare subito, ed intanto si dilata come si estende la macchia dell’olio sulle vesti.
Limba qui non faeddat male si sentit. Lingua che non parla si sente male – Dicesi ad uno che non ha voglia di parlare. Metaforicamente di una persona che sente qualcosa in cuore e tace.
A quie faeddat male si li segat sa limba in casciale. A chi parla male gli si taglia la lingua tra i denti – Si deve ribattere ed ammonire.
Totu est limba pista. Tutto è parlare invano – Dicesi ad uno che non si persuade di qualche verità.
Sa limba de su mele segatsa de su fele. La lingua del miele taglia quella del fiele – Proverbio Rabbinico
Sa limba narat su qui hat in coro. La lingua dice quello che ha in cuore.
Limba qui non faeddat a corcorija si faghet. La lingua che non parla si fa zucca – Cioè una persona se non parla poco ottiene.
Si faddit limba, non faddit coro. Se sbaglia la lingua non sbaglia i cuore – Si dice quando uno sbaglia parlando per innavertenza.
Isbagliu de limba non est isbagliu de coro. Error di lingua non è error di cuore.

LIMBAZU (Logudorese – Linguaggio: Italiano)

Ischire limbazos est sabidoria. Saper molte lingue è gran sapienza.

LIMBU (Dialetto comune – Limbo: Italiano)

Esser que in su limbu de sos Sanctos Padres. Esser come nel limbo dei Santi Padri – Dicesi ad uno buono.

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LINNA (Logudorese, Meridionale – Legna: Italiano)

Ogni linna hat su tàralu sou. Ogni legna ha il suo tarlo – Tutti abbiamo debolezze.
Linna segada in bona luna. Legna tagliata in buona luna – Dicesi letteralmente della legna che deve essere tagliata in luna crescente. Figurativamente di una persona che campa molto e vive sana.
Sa linna de su monte brujat su monte – altri: La brujat quie b’est. La legna della montagna, brucia la montagna, o la brucia chi vi è – Metafora dei mali della patria o della famiglia
Pintada sa linna mandala in Sardigna. Pinta la legna mandala in Sardegna – Proverbo che dicono gli stessi sardi per disprezzare la roba altrui.
Sa linna si queres qui non tarulet, segala in sa luna sua. Se vuoi che la legna non tarli tagliala nella sua luna – Ogni cosa a suo tempo.
De cussa linna sunt factos sos Sanctos. Di quella legna sono fatti i santi – Dicesi quando uno di bassa stirpe si augura di conseguire posti onorevoli
Adjngher linna ad su fogu. Aggiunger legna al fuoco – Dicesi quando uno stuzzica un’altra persona. Accrescere il male.
Ogni linna benit a fogu. Ogni legna viene al fuoco.
Non de ogni linna si faghent sos Sanctos. Non è da ogni legna che si fanno i Santi – Se non riesce una cosa

LINU (Dialletto comune – Lino: Italiano)

Linu muzzu, tela longa. Lino corto tela lunga – dicesi del lino letteralmente e figurativamente di una persona che sebbene piccola è virtuosa

LITIGANTE (Logudorese – Litigante: Italiano)

Inter sos duos litigantes, su terzu gosat. Tra due litiganti il terzo gode

LOGU (Logudorese, Meridionale – Luogo: Italiano)

Chentu logos, chentu modas. Cento luoghi, cento mode – Cioè ogni paese ha il suo costume
Ogni cosa a logu sou. Ogni cosa al suo posto – Cioè a tempo opportuno
Qui mezorat in logu anzenu, perdet totu quantu. Chi migliora in luogo altrui perde tutto – Cioè la fatica e l’opera. S’intende operando illegalmente

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LOLLA (Logudorese, Meridionale – Loggiato: Italiano)

Fai domu cum lolla et funtana in prazza. Far casa con loggiato e fontana in piazza –vale per molte ricchezze – Le case degli agricoltori erano così

LONTANANZIA (Logudorese – Lontananza: Italiano)

Sa lontananzia sanat ogni male. Italiano: La lontananza ogni gran piaga salda –Perché la mente è senza pensieri.

LUGHE (Logudorese – Luxi: Meridionale – Luce: Italiano)

Da quie si devet bider sa lughe si bident sas tenebras. Da chi deve vedersi la luce se ne vedono le tenebre – Dicesi quando un grande dà cattivo esempio
Morrer senza lughe et senza rughe. Morir senza luce e senza croce – Senza conforto corporale e spirituale. Senza essere compianto

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LUMENADA (Logudorese – Fama: Italiano)

Eo nde tenzo sa lumenada, ed atere nde tenet sas factas. Italiano: Io ho le voci ed altri le noci.
Iscuru a quie hat mala numenada. Misero colui che ha cattiva fama.

LUNA (Dialetto comune – Luna: Italiano)

Mudaresi que i sa luna. Cambiarsi come la luna
Quircare, o sighire sa luna in s’abba. Cercare o seguire la luna nell’acqua – Cioè cercare una cosa che non si può afferrare.
Sa luna naschet clara, nocte bella faghet. Quando la luna nasce chiara fa bella notte
Segundu s’ultimu quartu de sa luna bezza, sighit sa noa. Conforme l’ultimo quarto di luna vecchia seguita la nuova
Fagher bider sa luna in s’abba. Italiano: Far vedere la luna nel pozzo – Ingannare
Iscuru a quie naschet in mala luna. Guai a chi nasce in cattiva luna – Superstizione di quelli che credono la luna influisca sui costumi degli uomini.
Ispe est a bider sa luna in s’abba. Egli è a veder la luna nell’acqua – Dicesi quando uno non si vede con frequenza. Accader una cosa di rado.
Sa luna de cabidanni lughet pius de totu. La luna di settembre risplende meglio delle altre.

LUPU (dialetto comune – lupo: Italiano)

Fagher que i su lupu s’anzone. Far come il lupo all’agnello
Ca agnoni si faci lu lupu si lu magna. Chi agnello si fa il lupo selo mangia

MACCHINE (Logudorese – pazzia: Italiano)

De macchine et poesia ognune hat sa parte sua. Di pazzia e poesia ognuno ha parte.

Su macchine hat trinta sex genias, et ognunu tenet su pagu sou. La pazzia è di trentasei specie, ed ognuno ha il suo poco

MACCARRONES (Logudorese – Maccheroni: Italiano)

Laxare que maccarrones senza casu. Lasciar che maccheroni senza formaggio. Detto quando uno manca di parola di botto

MACCU (Dialetto comune – Pazzo: Italiano)

Ad su maccu su bastone. Al pazzo il bastone
A lu podiat narrarer unu maccu. Lo poteva dire un pazzo – Quando si dice una cosa ovvia.
Qui est maccu s’istet in domo sua. Chi è pazzo se ne stia in casa sua – Non intraprenda affari se non conosce la partita.
Ischit plus su maccu in domo sua, qui non su sabiu in domo anzena. Italiano: Sa più il matto in casa sua che il savio a casa altrui
Nen cum Santos nen maccos non servit bugliare. Né con i Santi, né con i pazzi bisogna burlare.
Sa cosa de su maccu si mandigat innantis. La roba del pazzo viene consumata prima
Su maccu si bidet ind’ogni logu. Il pazzo si fa vedere da per tutto – Cioè in ogni operazione
Su maccu non podet faeddare si non maccamente. Il pazzo non può parlare se non pazzamente
Non est maccu quie mandigat, si non qui apparizzat. Non è pazzo colui che mangia ma colui che apparecchia – Dicesi quando uno lavora per gli altri.
A maccu et a pizzinnu, non dies armas in manu. Al pazzo e al fanciullo non diate arma in mano – S’intende di armi e di affari.
Sos maccos et pizzinos narant sa veridade. Italiano: I bimbi ed i matti indovinano.
Non faeddes mai a presentia de maccos. Non parlar mai alla presenza di pazzi
Su maccu si burlat una bolta. Il pazzo si burla una volta – Si dice anche al savio
Su perdonare est de Deus, su ismentigare est de maccos. Il perdonare è di Dio, il dimenticare dei pazzi – Questo proverbio viene usato per essere cauti con i nemici, non per vendicarsi.
Su qui faghent sos maccos lu devent componner sos sabios. Quello che fanno i pazzi, lo devono comporre i savi – Le mancanze dei figli le devono comporre i Genitori.
Sos maccos ispendent, et i sos sabios mandigant. Italiano: I matti fan le nozze, ed i savi se la godono – Dicesi quando uno se la gode e l’altro lavora.
S’homine maccu istat in s’abba et sididu. L’uomo pazzo sta nell’acqua ed assetato –Nel senso che non approfitta del bene
Maccos et maccos (altri dicono malos et malos) s’intendent a pare. Pazzi e pazzi se la intendono insieme.
Fagher unu de su maccu, s’ateru de su sabiu. Far uno il pazzo e l’altro il savio – Dicesi quando due burlano in senso opposto, ma più per truffare
Inue non bi hat maccos non rient sabios. Dove non vi è pazzo non ridono i savi – Dicesi da uno quando gli si rimprovera di essere pazzo

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MAI (Dialetto comune – Giammai: Italiano)

Si mai in mai mi so bidu. Se mai (in un tempo) mi sono visto

MAJU (Logudorese, Meridionale – Maggio: Italiano)

Maju, aqua a spaju. Italiano: Maggio pioggia vano – Perché se l’acqua e frequente nuoce alle biade, che in quel periodo, sono in fiore.
Longu que i su mese de maju. Lungo come il mese di maggio – Dicesi di uno che è tardo a fare un opera.
In su mese de maju ogni runzinu est caddu. Nel mese di maggio ogni ronzino è cavallo
Allegru que maju. Allegro come il mese di maggio – Dicesi ad uno che mostra gioia in viso
Non podet esser qui siat de maju Sanct’Andria. Non può essere il mese di maggio Novembre – Dicesi di una cosa che non può succedere

MALAIDU (Logudorese – Ammalato: Italiano)

Malaidu de su bichi sanu. Ammalato dal becco sano – Dicesi ad un finto ammalato
Ad su malaidu ogni cosa est amargura. All’ammalato tutto sembra amaro.
Ite pregat su malaidu si non sa salude. Ogni desiderio del malato è di guarire.

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MALCANTI (Gallurese – Mercante: Italiano)

A malcanti saria bonu Deu. Buon mercante sarebbe Dio – Si applica agli ingrati quando non corrispondono ai benefattori.

MALE, Malu (Logudorese – Male, cattivo: Italiano)

Ad sos malos male. Gli empi non si aspettino che male.
Qui non faghet male non pensat male. Chi non fa male non pensa male.
Mezus unu malu in mesu de bonos, qui non unu bonu in mesu de malos. Meglio un cattivo in mezzo ai buoni, che un buono in mezzo ai cattivi.
Sos males anzenos sunt lectiones pro nois. I mali altrui sono di lezione per noi
Ad su male su rimediu. Al male il rimedio.
Qui hat su male si lu jughet. Chi ha il male se lo porta – Di quelli che lo cagionano.
Andat male su bene aquiridu, et quantu plus su male aquiridu. Va alla malora il ben acquistato, e quanto più il mal acquistato – Proverbio per dimostrare come il mal acquistato dura poco.
Su male a quie non bocchit bastat. Il male a chi non ammazza guasta, o lo rende misero.
Su fagher male non torrat a contu mai. Il far male non conviene – Fate dunque sempre del bene.
Qui faghet male hat male et peius. Chi fa male avrà male e peggio.
Su male continuu imbezzat sa zente. Il male continuo invecchia la persona.
Iscuru a quie costat bene innanti, et male posca. Misero colui che prima stava bene e poi male – Perché è più sensibile.
Qui est avvesadu a fagher male tardat a sinde disponner. Italiano: Chi è avvezzo a far male non pensa ad altro.
Qui male cominzat pejus accabat. Chi mal incomincia peggio termina.
Iscuru su malu et peorat: iscude su bonu et mezorat. Italiano: Batti il tristo e peggiora, batti il buono e migliora.
Qui hat cumpassione de su malu, est mal’et pejus. Chi ha compassione del cattivo è peggiore – S’intende quando si adula, o non si corregge, potendolo e dovendolo fare.
Qui disizat su male, cussu li benit. Chi desidera il male quello gli accade – Per chi si espone al pericolo, perirà.
Non hat male si non quie faghet male. Non ha male se non chi fa male.
Unu male non benit mai solu. Un malanno non viene mai solo.
Ogni male faghet su cursu sou. Ogni male fa il suo corso – Dicesi a quelli che vogliono essere guariti repentinamente.
Su male remedialu quand’est minore. Il male rimediatelo quando è piccolo – S’intende non solo dei mali materiali ma anche morali.
Niunu fectat bene qui non hat male. Meridionale: Non fazzas beni chi non tenis mali. Nessuno faccia bene che non ha avuto male – Dicesi quando uno viene ripagato con ingratitudine per il bene che ha fatto.
Qui faghet bene non hat mai male. Chi fa bene non ha mai male.
Unu malu nde faghet chentu malos. Un cattivo ne fa cento cattivi – Per l’effetto del cattivo esempio.
Su male minore nde battit su mannu. Il male minore porta il grande

NADALE (Logudorese – Dicembre: Italiano)

Dai nadale in cudda ia, frittu, famine et carestia. Dal dicembre in là freddo, fame e carestia.

NAPA (Logudorese, Settentrionale – Rapa: Italiano)

Su brou de sa napa sanat sos pedinzones. Il brodo delle rape guarisce i geloni.

NARRARE (Logudorese – Dire: Italiano)

Quie su qui queret narat, su qui non queret intendet. Chi dice tutto quello che vuole, sente quello che non vuole.
Narami su qui so, non mi neraz su qui fia. Dimmi quello che sono, e non dirmi quel ch’era – Si dice a quelli che rimproverano uno che prima era in cattiva condizione, e che poi è diventato migliore.
Mancu bider, mancu narrer. Meno si vede, meno si parla.

NASCHIDA, Nachere (Logudorese – Nascita, nascere: Italiano)

Conforme sa nàschida sa pàschida. Italiano: Come uno nasce, pasce – L’uomo opera conforme l’educazione che ha ricevuto.
Ue naschimus ischimus, ue morimus no. Dove nasciamo sappiamo, non però dove muoriamo.
In su nascher et morrer totu semus que pare. Nel nascere e morire tutti siamo uguali.
Ad su bene nàschidu, dolorosu estt male vivere. A colui che è ben nato gli è doloroso il viver male.
In su nascher et in su morrer sempre bi hat ispesa. Nel nascere e nel morire, si paga sempre un tributo

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NATURA (Dialetto comune – natura: Italiano)

Quando non hat in natura, pagu balet frigadura. A chi non l’ha in natura poco vale lo strofinarsi.

NECESSIDADE, Necessariu (Logudorese – Necessità, necessario: Italiano)

Sa necessidade non hat lege. La necessità non ha legge
Sa necessidade faghet sa bezza a currere. La necessità fa correre la vecchia – Con questo proverbio, si esprime quanto fa ognuno per il bisogno.
Niun’homine est necessariu, et totu semus necessarios. Nessun uomo è neccessario, e tutti gli uomini siano necessari.

OBUS, Obera (Logudorese – Opera: Italiano)

Obus bonu non queret presse. Opera (lavoro) buona non vuole fretta – Dicesi di ogni lavoro
S’obera bona non perit mai. L’opera buona non perisce mai.
Qui confessat sas operas malas principiat sas bonas. Chi confessa le opere cattive, principia le buone
Obera et caglia, castia et laxa. Lavorate e tacete, guardate e lasciate – Avvertenza che si fa ai garzoni, ai servi e ai lavorandi.

OCCASIONE (Logudorese – Occasioni: Meridionale, Settentrionale – Occasione: Italiano)

S’occasioni faghet su ladrone. L’occasione fa il ladrone.

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ODIU (Dialetto comune – Odio: Italiano)

S’odiu de hoe laxalu a cras. L’odio di oggi verso uno, lasciatelo a domani – Sempre dobbiamo amare, mai odiare.
S’odiu de su coro non istracca. L’odio del cuore non stanca.
Pro odiu de su bighinu si iscudet su cane. Per odio del vicino se ne percuote il cane – Ovvero dare un calcio al cane per fare un dispetto al padrone!

OJU (Logudorese – Ogu: Meridionale – Occi: Settentrionale – Occhio: Italiano)

Ognune pianghet cun s’oju sou. Ognuno piange con il suo occhio – Dicesi in risposta a quelli che confortano gli altri nelle disgrazie.
Oji mannu est semper famidu. Occhio grande è sempre affamato.
Sos ojos si toccant cum su cuidu. Gli occhi si toccano col gomito – Dicesi quando uno ha male agli occhi e quindi non deve strofinarsi con le dita per non irritarli.
S’oju mustrat sa via. L’occhio mostra la strada – Chi ha buon occhio non sbaglia.
Qui hat mala ojadura o traighet o furat. Chi ha cattiva occhiata, o tradisce o ruba
Oji puntu lagrima bettat. Occhio punto cava lacrima – Nel senso che chi ha dolore lo mostra.
Quando sos ojos non bident su coro dormit. Occhi non vedono il cuore dorme
S’oju puru queret parte. Anche l’occhio vuole la sua parte.

Paba (Dialetto comune – Papa: Italiano)

Ognunu est Paba in domo sua. Ognuno è Papa in casa sua – Ognuno è contento a casa sua.
Mezus Paba qui non Cardinale. Meglio Papa che Cardinale – Significa che dei due posti il più onorifico è il più alto.
Contentu que unu Paba. Contento come un Papa – Dicesi di uno contento della sua sorte.
Viver comente Paba. Viver come un Papa – Cioè viver bene
Mancu su Paba est cuntentu. Neppure il Papa è contento – Dicesi a quelli che non sono contenti della loro sorte.

PABIRU (Logudorese – Paperi: Meridionale – Pabbilu: Settentrionale- Carta: Italiano)

Pabiru cantat et barba cagliat. Carta canta e barba tace.
Sos pabiros cantant in busciacca. Le carte cantano in tasca – Dicesi di uno quando per sicurezza del credito ha la polizza con sé

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PACTU (Logudorese – Pattu: Meridionale, Settentrionale- Patto: Italiano)

Pactos claros, amicitia longa. Patti chiari amicizia lunga – Con gli onesti
Cun frade tou charu, fagher su pactu claru. Con questo proverbio si avverte di non fidarsi di nessuno, nemmeno del fratello in caso di interessi.

PADEDDA (Logudorese, settentrionale – Pingiada: Meridionale – Pentola: Italiano)

Sa padedda de ogni die faghet su brou lazzu. La pentola di ogni giorno fa il brodo insipido – Dicesi a quelli che si stufano di una cosa frequente.
Bastet qui buddat sa padedda tua, de sa de s’atere non t’importat. Basta che bolla la tua pentola, non ti preme quella degli altri – Dicesi agli egoisti.
Dai sa bucca buddit sa padedda. Dalla bocca bolle la pentola – Cioè uno che mangia bene è vivo e forte.
Su qui est intro de sa padedda non l’ischit si no sa trudda. Quello che c’è dentro la pentola, non lo sa se non la mestola – I bisogni di casa li conosce chi li maneggia. Di un segreto che non può essere rivelato
Su fumu de sa padedda durat quantu durat su fogu. Il fumo della pentola dura quanto dura il fuoco – Dicesi di uno che ha i fumi …………..
Segare sa padedda. Rompere la pentola – Nel senso di rompere un’amicizia.
Pingiada manna intru sa pitica. Pentola grande dentro la piccola – Si dice quando in casa non si trova da mangiare. Proverbio del Campidanese

PADRE (Logudorese – Para: Meridionale – Fraddi: Settentrionale – Frate: Italiano)

Sos padres intrant senza si connoschere, vivent senza si amare, morit senza si piangher. I frati entrano senza conoscersi, vivono senza amarsi, muoiono senza piangersi –
Ad su padre dali su pane in sa janna. Al frate dategli il pane alla porta – S’intende dei frati mendicanti che andavano nelle case per mendicare il pane

PADRONU (Logudorese, Settentrionale – Padroni: Meridionale – Padrone: Italiano)

Nessunu podet servire bene ad duos padronos. Nessuno può servir bene a due padroni.
Dai padronu s’est factu teraccu. Da padrone si è fatto servo
Padronu de cujos serrat sos aidos. Padrone di possessi chiude le sbarre – Proverbio degli agricoltori per indicare un buon padrone che cura il patrimonio.

PADRU (Dialetto comune – Paga: Italiano)

Qui cambiat padru, tramudat fadu. Italiano: Chi muta paese muta ventura

QUADDU (Meridionale – Cavallo: Italiano)

Mellurs quaddu chi mi portidi, chi non quaddu chi mi sderrochidi. Meglio cavallo che mi porti, che non mi precipiti

QUANTIDADE ( Logudorese – Quantità: Italiano)

Non faghet damnu sa quanlidade ma sa quantidade. Non fa danno la qualità, ma la quantità.

QUARESIMA (Dialetto comune – Quaresima: Italiano)

Sos males de carrasegare bessin in quaresima. I mali del carnevale compaiono nella Quaresima – Cioè gli effetti degli stravizi, e i debiti compaiono a loro tempo.
Sos fructos de carrasegare si accoglint in quaresima. I frutti del carnevale si raccolgono nella Quaresima

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QUERCU (Logudorese – Orroli: Mediterraneo – Chercu: Settentrionale – Quercia: Italiano)

Si non morint sos quercos torrat sa lande. Se non muoiono le querce ritorna la ghianda – Dicesi quando si consuma una cosa e si spera di riacquistarla .

QUERRERE ( Logudorese – Volere: Italiano)

Qui queret dat, qui non queret non dat. Chi vuole dà, chi non vuole non dà.
Quando mi has a querrer no mi des haere. Mi conoscerai quando non mi avrai

QUESTIONE ( Logudorese – Chistioni: Meridionale, Settentrionale –– Questione: Italiano)

Qui hat possessiones, hat questiones. Chi ha possessioni ha questioni – Non mancano mai liti o fastidi a quelli che hanno beni.

QUIRCARE ( Logudorese – Circai: Meridionale – Ziclà: Settentrionale – Cercare: Italiano)

Su qui difficilmente si quircat dulchemente s’incontrat. Ciocche difficilmente si cerca, dolcemente si trova.
Quando non mi des haer m’has a quircare. Quando non mi avrete mi cercherete.
Qui quircat incontrat. Chi cerca trova – Dicesi ai poltroni che si scusano di non trovar lavoro.
A chini ricat tanti, sa peus ddi danti. A chi cerca tanto una cosa, gli danno o prende la peggio.

RANA (Dialetto comune – Rana: Italiano)

Est meda difficile bogarende sa rana dai su pantamu. Non è possibile cavar la ranocchia dal pantano – Dicesi a quelli già incalliti in un vizio

RANZOLU ( Logudorese – Ragno: Italiano)

Qui est boe qui laoret: qui est ranzolu qui filet. Chi è bue che lavori, chi è ragno che fili.

RE’ (Logudorese, settentrionale – Rei: Meridionale – Re: Italiano)

Cum Deus et cum su Re pagas paraulas. Con Dio e con il Sovrano poche parole
Re nou, lege noa. Re nuovo, legge nuova – Dicesi ad ogni cambiamento governativo ed anche domestico.
Contra ad su Re andat niune. Contro il Re non va nessuno.
Sa casacca de su Re iscuru a quie non la rispectat. Guai a colui che non rispetta la divisa del Sovrano.
Ad su Re et ad sos padronos pagas paraulas. Al Re ed ai padroni poche parole.
Quantu queret su Re vivet su ladru. Quanto vuole il Re vive il ladro – Dicesi delle protezioni.
Sas minetas de su Re si devent timire. Le minaccie del Re si devono temere.
Ne Re, nen roccu. Nè Re nè bastone – Dicesi ad uno che non vuole osservare l’ordine in società.
In domo de su Re sa mesura bei rèt; et si non bi hat mesura, su meda pagu durat. Nella casa del Re vi regge la misura; e se non vi è misura il molto poco dura – Cioè anche nell’abbondanza si deve sempre risparmiare con moderazione

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RECTORE (Logudorese – Rettore: Italiano)

Benes de Rectore non andant mai bene. I beni dei Rettori non vanno mai bene – In quanto sono beni tolti alle chiese ed ai poveri.
Vida de Rectore. Vita di Rettore – Riferita alla vita agiata.

REGALU ( Logudorese, Settentrionale – Arrigalu: Meridionale –Regalo: Italiano)

Qui acceptat regalu perdet sa libertade. Chi dell’altrui prende la libertà si vende.
Qui rigalu acceptat, libertade bendet. Chi dono prende, libertà svende.
Qui est justu non mirat regalos. Chi è giusto non guarda regali – Riferito a coloro che non ricevono regali per non tradire la giiustizia.
Regalu ispectat regalu. Regalo aspetta regalo -Riferito a quelli che regalano con secondo fine.
Su regalu est una majia. Il regalo è una magia

REGOTTU ( Logudorese – Ricotta: Italiano)

Lacte ispizadu, regottu lanzu. Latte sfiorato, ricotta magra – Dicesi quando uno non arriva in tempo ad un affare.

REGULA (Dialetto comune – Regola: Italiano)

Sa regula faghet sa domo, et quie non hat regula non podet avanzare. La regola fa la casa, e chi non ha regola non può avanzare.
Non si dat regula senza eccezione. Non si dà regola senza eccezione –

SABIU (Dialetto comune – Savio: Italiano)

Qui andat cum sabiu benit sapiente. Chi si accompagna col savio diventa savio e di più
Sa correctione faghet s’homine sabiu. La correzione fa l’uomo savio
Qui non est sabiu in sa tristura, nen mancu in s’allegria. Chi non è savio nell’allegrezza nè manco nella tristezza – Cioè l’uomo savio dev’essere moderato nel tempo della felicità
Su sabiu errat septe boltas sa die. Il savio sbaglia sette volte al giorno – Dicesi per le leggerissime mancanze – Sette, sta a significare molte volte.
Qui ischeddat in conca sua resessit plus sabiu. Chi scotta a proprie spese diventa più savio.
Sabiu que Salomone. Savio come Salomone – Proverbio iperbolico per esprimere la saviezza di uno.
Su qui faghet su sabiu non lu cumponet niunu. Ciò che fa il savio non lo ricompensa nessuno – Cioè se fà qualche pazzia nessuno ha il coraggio di rimproverarlo.

SACCU ( Dialetto comune – Sacco: Italiano)

Unu saccu arrumbadu. Un sacco appoggiato – Dicesi ad un imbecille
Niunu nerzet septe finzas qui in saccu bettet. Nessuno dica sette fino a che non getti nel sacco – Cioè nessuno è sicuro della raccolta, o del frutto fino a che non l’abbia in mano – Dicesi anche per minaccia quando uno si riserva di parlare a suo tempo
Non bogat saccos qui non bogat mulcios. Non cava sacchi che non cava legacci – Cioè ad ogni bugia o mancanza trova l pretesto.
Saccu boidu non reet istentarzu. Sacco vuoto non si regge dritto – Dicesi quando uno non mangia

SAGRISTANU (Logudorese – Sacrista: Italiano)

Cum Deus et cum su Re pagas paraulas. Con Dio e con il Sovrano poche parole

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SALE (Logudorese – Sali: Meridionale, Settentrionale – Sale: Italiano)

Su sale est bonu quando est pagu. Il sale e buono quando è poco – Significa che le vivande debbono essere poco salate per essere più salutari.
Non affides cosa de importanzia ad quie non hat sale in testa. Non affidare cosa d’importanza a chi non ha sale in testa .
Ponnere pagu sale in laras. Metter poco sale nelle labbra – Cioè essere sciocco.
B’hant semenadu su sale. Vi hanno seminato il sale – Cioè essere sterlile – deserto –

SALMU (Dialetto comune – Salmo: Italiano)

Ogni salmu finit in gloria. Ogni salmo termina in gloria – Dicesi soprattutto quando si ripete con noia la stessa cosa

SALUDE ( Logudorese – Salute: Italiano)

Sa salude et libertade non bi hat oro qui la paghet. La salute e la libertà non vi è oro che la paghi.
Salude et libertade, iscuru a quie la perdet. Salute e libertà, misero colui che la perde.
Sa salude est comente i s’oro, fina qui non si perdet non si conoschet. La salute è come l’oro, fin che non si perde non si conosce.
Qui tenet salude tenet ogni cosa. Chi ha salute ha tutto.

SALVARE ( Logudorese – Salvare: Italiano)

Qui mi avvisat mi salvat. Chi mi avvisa mi salva – salvare dai pericoli – Non bisogna disprezzare gli avvisi ma essere grati a queli che ce li danno

TALENTU (Dialetto comune – Talento: Italiano)

Su talentu lu dat Deus, et sos homines l’impleant. Il talento lo dà Dio e gli uomini lo impiegano
Su talentu lu dà Deus et non sos homines. Il talento lo dà Dio e non gli uomini – così si scusa il poltrone per la mancanza dell’ingegno

TANCA ( Dialetto comune – Chiudenda: Italiano)

Qui hat tanca hat banca. Chi ha tanca, o terre chiuse, ha tavola – Cioè chi ha proprietà terriere ha ricchezze.

TRAPPULARE, Tappulu (Logudorese – Rattopare, Rattoppamento: Italiano)

Tappulu male postu si torrat a cosire. Toppa mal messa si torna a cucire – Dicesi di uno che fa male una cosa, se ne accorge e la ricomincia.
Su qui non si trappulat, su non pagu durat. Quel che non si rattoppa, se nuovo, poco dura

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TARDARE, Tardu (Dialetto comune – Tardare, Tardo: Italiano)

Mezus tardu qui non mai. Meglio tardi che mai –
Qui tardu benit, male allogiat. Chi tardi viene, male alloggia .
Qui tardat bonu viaggiu faghet. Chi ritarda fa miglior viaggio -Perchè va piano e con attenzione.

TATARIS (Logudorese – Sassari: Italiano)

Tataris mannu, Salighera bella. Sassari grande, Alghero bella – Dicesi per esprimere che Alghero è una città più bella di Sassari ma non più grande.
TAULA ( Dialetto comune – Tavola: Italiano)

Qui cantat a taula o in lectu o est maccu o fertu. Chi canta in tavola, o nel letto, o è pazzo, o è scimunito.
A taula non s’imbezzat mai. A tavola non s’invecchia mai – Proverbio dei parassiti e dai festaioli
TAZZA ( Dialetto comune – Tazza: Italiano)

Tazza chinnida niune la neat. Tazza filata nessuno la guarda – Dicesi quando si sospetta dell’onestà delle donne.
Sa tazza mintet azza. La tazza mette coraggio – Cioè il vino fa audace colui che lo beve.

UA (Logudorese, Settentrionale – Axina: Meridionale – Uva: Italiano)

Ua agra binu aghedu. Uva acerba vino inacetito – Significa che se l’uva non è buona il vino non sarà mai buono.
Binza manna et paga ua. Vigna grande, e poca uva – Cioè tante parole, o fatti, ma pochi fatti.
Non seghes mai ua pioende. Non mozzare mai l’uva allorchè piove.

UBBIDIRE (Logudorese – Obbedire: Italiano)

Mezus ubbidire que sanctificare. E’ meglio obbedire che santificare.
Mezus ubbidire a deus qui non ad sos homines. Meglio obbedire a Dio che agli uomini.
Qui ubbidit a tantos, ubbidit a niunu. Chi ubbidisce a molti, ubbidisce a nessuno.

UGUALE (Logudorese – Uguale: Italiano)

Totu non podimus esser uguales. Tutti non possiamo essere uguali – Dicesi quando uno si vanta di essere più forte o più ricco di un’altro.
Cojuadi cum uguales tous. Sposatevi con vostri uguali – Cioè di età e di condizione

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ULTIMU (Dialetto comune – Ultimo: Italiano)

Tantas boltas sos ultimos intrant primu. Sovente gli ultimi sono i primi
S’ultimu o leat bene o leat male. L’ultimo o prende molto o prende poco.

UMBRA (Logudorese, Meridionale – Ombra: Italiano)

Finzas s’umbra sua li faghet impizu. Anche la sua ombra gli da fastidio – Dicesi ad uno che si irrita per qualsiasi cosa.
UNA, Uno ( Dialetto comune – Una, Uno: Italiano)

Qui podet a chentu, podet ad unu. Chi può a cento può ad uno.
Qui tantas nde faghet, una nde pianghet. Chi tante ne fa una ne piange.
UNGIA (Logudorese – Unga: Meridionale – Ugna: Settentrionale – Unghia: Italiano)

Non s’ispizzigat s’ungia senza dolore. Non si disgiunge l’unghia dalla carne senza dolore – Cioè è molto doloroso quando si possiede una cosa e si perde.
In sa corona de s’ungia. Nella corona dell’unghia – Dicesi ad un bugiardo, o quando non esaurisce la promessa, oppure quando si tratta di promesse false.
Qui toccat de ungias ad s’ultimu binde las segant. Chi tocca d’unghie alla fine gliele tagliano – Dicesi ai ladri che non rispettano la roba altrui.

VELENU (Dialetto comune – Veleno: Italiano)

Qui mandigat cum arrabbiu mandigat cum velenu. Chi mangia con sdegno mangia con veleno – Il proverbio ha due sensi, uno per chi mangia a dispetto, l’alto per chi mangia nell’atto dell’ira.
Qui mandigat cum velenu, pagu ndli appizzigat. Chi mangia con rabbia poco ne aprofitta.

VERBU (Logudorese – Parola: Italiano)

Verbos qui non sunt pagados, mai siant sanados. Parole che non sono pagate mai siano sanate – Si dice quando una fatica non è compensata.

VERIDADE (Logudorese – Beridade: Meridionale – Veritai: Settentrionale – Verità: Italiano)

Pro sa veridade gherra fina ad sa morte.Per la verità contrastata sino alla morte – Dicesi quando uno ha ragione e deve parlare con coraggio.
Buglia bugliende si naarat sa veridade. Burla burlando si dice la verità.
Non bi hat recreu senza sa veridade. Non vi è piacere senza la verità – Cioè uno è tranquillo quando dice la verità.
Sa veridade causat odiu. La verità causa odio.
Qui queret esser istimadu non nerzat sa veridade. Chi vuol essere stimato non dica la verità
Sa veridade si colat innantis. Sa veridade est sa prima qui nde besst. Sa veridade est sa prima qui si narat. La verità si anticipa. La verità è la prima che esce dalla bocca. La verità è la prima che si dice.

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VESPERAU (Logudorese – vespero: Italiano)

True ti cantas totu, vesperu et missa. Voi vi cantate tutto, vespero e messa – Dicesi quando uno si accusa e si discolpa per una mancanza.

VIA (Logudorese – Via: Italiano)

Ad s’Avemaria o in domo o in via. All’Avemaria o in casa o in via.
VIAGGIU ( Dialetto comune – Viaggio: Italiano)

Fagher ind’unu viaggiu duas incumanditias. Fare in un viaggio due servigi.
Unu viaggiu e duos servitios. Un viaggio e due servizi.
VIDA ( Dialetto comune – Vita: Italiano)

Comente est sa vida, grasi sa finida. Come è la vita, così la fine.
Sa vida pro sa vida. La vita per la vita.
Sa vida pro sa vida et sa pedde pro sa pedde. La vita per la vita e la pelle per la pelle – Dicei da uno risoluto nell’eseguire un affare anche pericoloso

ZAPPARE, Zappu (Logudorese – Zappare, Zappa: Italiano)

Zappare in binza bezza tempus perdidu. Zappare in vigna vecchia, tempo perso
Zappare in terra tosta est fagher mala zoronada. Zappare in terra dura è fare cattiva giornata.
Zappu ruinzadu, padronu mandrone. Zappa arruginita padrone pigro.
Daresi su zappu ad su pè. Darsi la zappa ai piedi.
S’abba falet ue queret su zappu. L’acqua scende dove vuole la zappa.
Ad su malu zappadore, sa mangia de su zappu li faghet impizu. Al cattivo zappatore gli fa impedimento la manica della zappa.

ZAPPULU (Meridionale – Straccio: Italiano)

Su zappulu esti peus de su scorriu. Lo straccio è peggiore del brandello – Dicesi quando uno cerca di rimediare una cosa mal fatta ne commette una peggiore.

ZENTE (Logudorese – Genti: Meridionale, Settentrionale – Gente: Italiano)

Meda roba et paga gente. Molta roba e poca gente.

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ZIMPINA (Logudorese – Agresta: Italiano) – Agresta= Tipo d’uva che non matura del tutto e che da un succo asprigno usato come condimento o per farne aceto-

Zimpina in binza, malu pudadore. Agresta o uva selvatica – Metafora della cattiva educazione che si da in casa.
Sa zimpina faghet su binu aghedu. Chi vuol vin dolce non imbotti agresto.

ZIRRIOLA (Logudorese – cerino: Italiano)

Santa Maria di la zirriola, o fazi nebi o fazi ragnola. Italiano: Per Santa Maria se viene la pioggiaruola dell’inverno siam fuora.
ZITADE ( Logudorese – Cittadi: Meridionale – Zittai: Settentrionale – Città: Italiano)

Qui vivet in zitade totu su qui bidet faghet. Chi vive in città tutto quello che vede fà.
ZOCCU ( Loguderese – Rumore: Italiano)

Su zoccu de su sedatu est s’allegria. Il rumore del setaccio è l’allegria – Perchè essendovi farina vi è in casa il pane.

Parchi e Riserve della Sardegna

La Sardegna è da molti considerata un paradiso terrestre e non solo per le sue spiagge e i suoi mari.
È la regione italiana con la percentuale maggiore di aree marine protette e parchi, e molte zone sono considerate di alto valore naturalistico seppure non siano mai state riconosciute da una normativa.
La Sardegna è come una cartolina: rocce trachitiche o granitiche, macchia mediterranea, foreste e boschi e una ricchezza faunistica che poche altre regioni possono vantare.
Asinara, Cala Sabina - Foto: MAGICA Servizi InformaticiÈ difficile visitare zone come La Maddalena o l’Asinara e non rimanere colpiti dalle rocce a picco sul mare o dai boschi di leccio; non sorridere di fronte all’asinello bianco sardo o non guardare incantati il gabbiano corso, il gabbiano reale o il falco pellegrino.
Altrettanto difficile è non emozionarsi di fronte al Supramonte, luogo ricco di leggende e storie, con una natura boschiva senza eguali. La zona si presenta come un vastissimo altopiano calcareo caratterizzato da un ambiente estremamente aspro, impressionanti fenomeni carsici, profonde gole, grandiose foreste: luoghi inospitali e selvaggi.
Sua naturale appendice al mare è la costa del Golfo di Orosei, un’unica grande falesia.
Una delle specie più caratteristiche di questo ambiente è il muflone, animale simbolo della Sardegna assieme alle aquile reali e ai falchi pellegrini che trovano rifugio nelle gole più aspre.
Cinghiali - Foto: MAGICA Servizi InformaticiQuesti sono solo pochi famosi esempi di come la natura in Sardegna sia uno degli migliori spettacoli da vedere, anche per chi non è un naturalista o un amante della vita campestre: il paesaggio è così coinvolgente da rimanere sempre affascinati. Anche il WWF ha notato la bellezza di questi luoghi, tanto che ha creato alcune oasi protette come quella di Monte Arcosu (CA), delle Steppe e di Seu (OR). La stessa attenzione ha dedicato l’UNESCO che ha riconosciuto il parco geominerario della Sardegna come zona di interesse mondiale. L’Unione Europea, infine, ha decretato il particolare grado di interesse naturalistico dell’isola riconoscendo nella sua Rete Natura 2000 ben 114 siti di interesse comunitario.

I luoghi che meriterebbero di essere visitati sono tantissimi e molti di essi sono sottovalutati. Fra questi la Giara di Gesturi, zona in cui le acque piovane creano paludi nelle vaste depressioni di origine vulcanica. La presenza poi di piccole sorgenti evita il prosciugamento estivo. La fauna è molto ricca: si trovano infatti volpi, ricci, martore, poiane, gheppi, ghiandaie, pernici e upupe. Ma l’animale più caratteristico di questa zona è il cavallino selvatico sardo-arabo, noto in tutto il mondo come l’unico cavallo selvatico esistente in Europa. Ancora oggi gli esemplari di razza pura sono circa 800. In quest’area è notevole la presenza di querce da sughero.

Anche il paesaggio del parco del Sinis ha una bellezza incontaminata e suggestiva, con l’alternanza degli immobili specchi d’acqua e dei piatti terreni coltivati.
È di grande fascino soprattutto nella stagione invernale, quando tutta l’area diventa luogo di svernamento per migliaia di uccelli e quando migliaia di fenicotteri affollano gli stagni.
Fenicotteri
Le caratteristiche degli stagni sono estremamente diverse: stagionali, come quello di Sale Porcus, che in estate possono asciugarsi completamente lasciando sul terreno una spessa crosta di sale; grandi stagni perenni, come quello di Cabras, il più vasto della zona.
Il patrimonio ornitologico di questi luoghi comprende specie ormai rare come l’airone guardabuoi o il pollo sultano, uccello delle dimensioni di un pollo, dal colore blu intenso con zampe e becco rosso corallo.

 

Musei e Siti Archeologici della Sardegna

La Sardegna è considerata da molti un museo a cielo aperto visti i numerosi luoghi archeologici di cui è disseminata. È un’isola che ha fatto della sua storia e della sua conformazione geografica la sua forza maggiore. La sua storia non è solo quella di dominazioni e nuraghi di cui comunque resistono ancora oggi testimonianze architettoniche in ottimo stato, ma anche quella del suo artigianato e della storia popolare intesa sia come progresso che come attaccamento alle tradizioni.
Sassari, Museo G.Sanna - Courtesy of CCIAA Sassari
Ecco quindi che accanto al Museo Nazionale G.Sanna di Sassari, alla cittadella dei musei di Cagliari e ai musei diocesani, troviamo quello della Sella & Mosca di Alghero (SS), vini simbolo della Sardegna così come il museo della “Brigata Sassari” nella Caserma Lamarmora a Sassari, allestito in onore della famosa truppa distintasi nel corso della Grande Guerra e che opera tutt’oggi in missione di pace.
A Nuoro troviamo il Museo di Grazia Deledda, la scrittrice che ha ottenuto il premio Nobel per la letteratura parlando della sua terra, e il MAN (Museo Arte Nuoro). Il MAN, sorto nel 1999, ospita esposizioni permanenti di cultura nuorese del ‘900 ma anche mostre temporanee come quelle di Vincenzo Satta e Mario Delitala.

Le numerose case museo che si incontrano sull’isola raccontano la vita contadina, l’artigianato, gli usi e costumi di un popolo fiero ed eclettico. Numerosi anche i musei legati alla natura come l’Aquarium di Alghero, il Museo di Scienze Naturali di Belvì (NU) e il Museo Naturalistico del Territorio Sa Corona Arrùbia a Villanova Forru (CA). Quest’ultimo è un centro culturale e di ricerca, impegnato da anni nella promozione e valorizzazione delle risorse culturali, ambientali e turistiche della zona. Nel museo si trova una galleria d’arte contemporanea che ospita rinomati artisti sardi e nazionali. Di particolare interesse il padiglione botanico, quello faunistico e l’atelier di Giorgio Antigus, ricco di giocattoli della tradizione sarda.
Anche in questa struttura si allestiscono mostre temporanee di grosso interesse come quelle di Picasso, Dalì, Goya o altre come quella dedicata all’Uomo egizio, nel 2003.

La maggior parte di queste strutture sono di carattere storico ed etnografico ma la caratteristica più curiosa è che non sempre sono costituite da musei tradizionali. Spesso infatti sono ricavate in case simbolo o in luoghi dove le tradizioni etniche e pastorali hanno realmente vissuto. Questo fa si che il visitatore si cali completamente nella situazione storica rimanendo coinvolto da ciò che ammira.

Assolutamente unici sono i siti archeologici sia del periodo punico, romano e giudicale che, soprattutto, di quello nuragico. Rappresenta ancora un mistero l’integrità di rocce megalitiche unite a secco dopo millenni. La maggior parte di questi siti ha dei musei adiacenti dove vengono catalogati ed esposti i reperti trovati.
Fila di Menhir
La Sardegna può vantare musei di tutti i periodi storici che hanno lasciato sull’isola segni e testimonianze ricchissime. Un patrimonio mondiale che tutti hanno la possibilità di ammirare.

 

Sagre e Feste della Sardegna

Il popolo sardo non perde occasione di festeggiare sia nel privato che con la collettività. Gente dedita al lavoro, non ha comunque perso il senso della vita e dello stare insieme, divide la fatica quotidiana dagli svaghi, riuscendo a bilanciare le due cose.
Innumerevoli sono le feste in Sardegna e si dividono fondamentalmente in due gruppi: quelle tradizionali di carattere prevalentemente sacro e le sagre legate al raccolto. Abbracciano tutto l’arco dell’anno, anche se si concentrano maggiormente nella bella stagione, quando in pratica anche il clima ne facilita la riuscita.

Capitolo a parte è poi il carnevale, che in Sardegna ha una tradizione forte e viene festeggiato in diversi angoli dell’isola con feste e sfilate.

Mamoiada, MamuthonesIl carnevale di Mamoiada (NU) è forse quello più conosciuto anche fuori dall’isola grazie alla danza dei mamuthones: la figura più tipica dell’entroterra nuorese. È una danza rurale per scacciare gli spiriti maligni che risale all’epoca nuragica (ca. 3.500 anni fa). Ci sono diverse ipotesi per spiegarne il significato: inizialmente era forse una danza per venerare gli animali, come protezione contro gli spiriti del male, propiziatoria del raccolto e per il culto dell’acqua vista come fonte di vita. Secondo la studiosa D. Turchi, la danza dei mamuthones è ciò che resta di una danza dionisiaca che rappresenta il sacrificio al dio che muore e risorge all’inizio della stagione agricola.
I mamuthones sono dodici (forse rappresentano i mesi dell’anno) e sono sempre vestiti di nero: giacca di pelle di montone senza maniche con il vello portato all’esterno, pantaloni e gambali, in viso portano sempre una maschera di legno dipinta di nero con espressione triste che ricorda i volti dei bronzetti nuragici; la testa è coperta da un fazzoletto da donna e sulla schiena portano campanacci.
Accanto a questa figura misteriosa ne sta un’altra altrettanto complessa che è quella dei loro guardiani: gli Issohadores! Essi sono vestiti con giacche rosse, scialli colorati sulle spalle, sonagli d’argento sul petto e fazzoletti bianchi sul viso. L’abbigliamento di questa figura non è rimasto sempre lo stesso come quello dei mamuthones, ma ha subito influenze esterne. Il loro ruolo di guardiani consiste nello sfilare in due file ordinate, mentre i 12 mamuthones ballano, alternando la compostezza a scatti improvvisi. Incedono con passo lento e pesante simile a quello di uomini in catene, tutti sincronizzati perfettamente: si parte con il piede sinistro e segue una scrollata di spalla sul lato destro, movimento che fa muovere i sonagli d’argento che hanno sul petto. Gli issohadores possiedono una sorta di frusta detta soca, prima di cuoio ora di giunco, che usano per “catturare” gli spettatori. Sono otto e procedono all’esterno delle due file di mamuthones per poi girarsi verso il pubblico e catturare con la loro soca alcune persone che per liberarsi, tradizione vuole, che offrano da bere.

Altro esempio di festa carnevalesca molto caratteristica e coinvolgente è quella di Santu Lussurgiu (OR), divisa in due giorni con due differenti e caratteristiche rappresentazioni. La prima manifestazione è Is Cantigos in Carrela che si presenta come una rassegna di canti tradizionali cantati per le vie del centro storico, mentre il secondo giorno si svolgono le prove di Sa Carrela’e nanti, la famosa corsa equestre a pariglia che si svolge gli ultimi tre giorni di carnevale.

Il Carnevale di Tempio - Courtesy of CCIAA SassariUn carnevale da non perdere è quello festeggiato a Tempio (SS) di cui si sono perse le origini, ma è rimasta la figura di Re Giorgio, mitico sovrano che ci riporta in epoca preromana, quando lo spirito della terra che fruttificava era chiamato Giorgi e a lui venivano offerti sacrifici per ingraziarsene i favori. Il momento più importante è sicuramente la sfilata dei carri allegorici che mobilita il paese già molti mesi prima della data, per l’ideazione del carro che deve seguire il tema della sfilata. Si svolge il giorno di giovedì grasso quando anche re Giorgio (ovviamente un fantoccio) entra in paese e si sposa, mentre il martedì c’è il suo processo e il rogo.

Assolutamente da vedere è poi la Sartiglia di Oristano, sempre l’ultima domenica di carnevale, che consiste in una giostra equestre di origini spagnole.

Le feste a carattere religioso, invece, consistono o nella celebrazione di un santo a cui si è fatto un voto o ad un periodo importante del calendario liturgico come la settimana santa. Essa è festeggiata degnamente in tantissimi paesi della Sardegna, come esempio la suggestiva processione a lume di candela accompagnata da canti gregoriani di Castelsardo, che attraversa tutto il borgo medioevale del paese in un atmosfera suggestiva ed irreale.

Tra le feste istituite come voto ad un santo, è la sagra di Sant’Efisio che si ripete dal 1657 in cui si possono ammirare gli abiti tradizionali. Nasce come una processione in costume di gruppi provenienti da tutta la Sardegna, che parte da Cagliari e termina a Nora (35 km di distanza). Tale celebrazione si ripete ogni anno in ricordo della peste del 1657 scongiurata dal santo. La processione, con il simulacro del santo, parte da Cagliari, si ferma presso la chiesa di san Giorgino dove si preleva la statua del santo e si prosegue fino ad arrivare alla chiesa di Nora dedicata al santo, luogo in cui il santo sarebbe stato martirizzato nel IV sec d.C.
La processione riprenderà la strada per Cagliari solo il 4 maggio. Questa processione ha un carattere molto serio, tanto che non sono permessi né canti né balli.

Un’altra festa religiosa molto antica istituita come voto alla Madonna per essersi liberati dalla peste, è la Discesa dei Candelieri di Sassari che si celebra ogni anno il 14 agosto. La festa consiste nel portare in spalla nove grossi candelieri, pesanti e riccamente addobbati, per le vie del centro storico fino alla chiesa di Santa Maria di Betlem, dove saranno celebrati i riti sacri. I nove candelieri rappresentano i Gremi, vale a dire le corporazioni dei lavoratori che fanno quasi ballare il pesante fardello a ritmo di tamburo. Tutto intorno alla festa religiosa c’è un mondo di bancarelle con cibi e oggetti tradizionali e non, che fa ormai parte integrante della celebrazione stessa.
Cavalcata Sarda, donne in costume tradizionale - Courtesy of CCIAA Sassari
Sassari è teatro anche della Cavalcata Sarda, che non ha alcun carattere sacro, ma è una festa istituita dai Savoia per accogliere ospiti illustri in visita. È una sfilata a cavallo o a piedi in abiti tradizionali di gruppi che arrivano da ogni parte dell’isola. Sono più o meno 80 comunità diverse con altrettanti abiti e tradizioni. Oltre che una festa allegra e suggestiva è un modo di poter ammirare tali indumenti che non sono più usati quotidianamente, ma vengono sfoggiati in queste occasioni. Gli abiti sardi sono particolarmente variopinti e colorati, sgargianti quelle delle donne, più severi quelli degli uomini. Si distinguono molto da paese a paese in quanto hanno subito le influenze dei popoli invasori del passato. Su di essi si può leggere la cronistoria del paese, di ciò che ha vissuto, osservando le differenze e individuando da che dominazione provengono: romana, catalana, ispano-moresca etc. questa è la principale causa dell’eterogeneità dei costumi sardi.

Oltre a tutte queste feste religiose e tradizionali, da aprile-maggio fino ad ottobre l’isola è ricca di prodotti della terra che vengono valorizzati e pubblicizzati da sagre dove si possono assaggiare tali alimenti: per esempio la sagra delle ciliegie di Bonnanaro, delle fragole di Arborea, del torrone di Tonara e tante altre, feste in cui il paese ti accoglie fiero di poter offrire i risultati del loro lavoro. In queste sagre si respira un’aria di allegria e soddisfazione, a parte la possibilità di assaggiare prodotti genuini e di ottima qualità.
Altra usanza in Sardegna e quella delle cortes apertas: sono giornate o weekend che molti paesi sardi organizzano per promuovere i loro prodotti tipici. Consiste nell’andare di casa in casa dove l’ospite ti farà assaggiare il suo vino piuttosto che il formaggio, i salumi o altre pietanze a sua discrezione. Il carattere più bello di queste feste è l’accoglienza del padrone di casa con chiunque gli si presenti alla porta. Una festa bellissima, soprattutto al giorno d’oggi in cui la diffidenza verso l’estraneo regna sovrana.
La Sardegna è un’isola ricca di appuntamenti, dove non hai il tempo di annoiarti e che si propone con altruismo a chiunque la voglia scoprire.

 

Artigianato della Sardegna

L’artigianato in Sardegna non nasce come esigenza di mercato, bensì in funzione delle esigenze quotidiane, con produzione di utensili per la casa o per il lavoro in campagna. Queste necessità sono alla base dell’arte dell’intreccio, della tessitura, della lavorazione dei metalli e del legno.

Finalità decorativa ha, invece, la lavorazione di ori e coralli per la produzione di monili e gioielli, carichi di significati, conservati dalle donne e tramandati di generazione in generazione per la loro sacralità e preziosità. Il loro senso segreto è da rintracciare alle origini del mito che racconta di fate nelle loro case incantate (Domus de Janas), che tessevano fili d’oro e d’argento creando stoffe ricamate con pietre preziose.
Nei tempi antichi il gioiello aveva funzione di tassello di comunicazione tra l’uomo e gli dei e veniva usato sia per chiedere la grazia che per esorcizzare le forze del male. Ad esempio l’ossidiana -pietra nera famosa in Sardegna- posta all’interno di un cerchietto d’argento (Sabeggia) sottraeva il nuovo nato dalle insidie del malocchio; altre pietre ritenute magiche (come l’occhio di Santa Lucia) potevano essere incastonate; un corredo di oggetti preziosi affiancato al defunto garantiva la custodia del corpo e la rinascita alla vita; uno scambio di doni sanciva infine la promessa di matrimonio, in cui il gioiello era simbolo dell’alleanza e del vincolo…

Tra i prodotti di oreficeria troviamo la fede nuziale sarda, piatta e decorata da gocce d’oro o d’argento, gli orecchini pendenti che riproducono il grappolo d’uva (con l’utilizzo di perle Scaramazze) e i classici bottoni mammellari in filigrana d’oro simboli di fertilità femminile. Ad ogni modo, la Sardegna offre una vasta gamma di prodotti in oro, argento, corallo, madreperla, e una grande varietà di amuleti e talismani.
Di particolare rilievo sono le catenine (soprattutto quelle dell’area barbaricina), decorate da figure di cavalieri, cuori ed uccelli, così come i rosari in filigrana, talvolta di grandi dimensioni, che vengono appesi a capo del letto. Non disponendo di altre pietre preziose se non il granato, gli effetti di colore, sino a non molto tempo fa, erano ottenuti con vetro colorato, o carta stagnola sotto il vetro trasparente.

La produzione dei cestini, settore nato dalla necessità di contenitori per la raccolta e per la decorazione della casa, varia da un capo all’altro dell’isola in funzione delle materie prime locali. Si distinguono quattro aree di produzione:

  • Sinnai e san Vero Milis utilizzano la paglia di grano intrecciata a spirale con cotone rosso e nero. La campana rovesciata, utilizzata essenzialmente come oggetto d’arredo, è la forma tipica di tale produzione.
  • L’asfodelo caratterizza invece la produzione in Planargia e Barbagia. Per le sue caratteristiche (elastico e bicolore) esso permette la decorazione dell’oggetto alternando i suoi due colori naturali.
  • Palma nana e rafia caratterizzano la produzione di Romangia e Anglona. Molto ricercati sono i cestini di Castelsardo, usati come oggetti decorativi e di uso domestico.
  • Contadini e pastori di Bosa e del Campidano realizzano cesti di vimini grazie alla presenza massiccia di salice, olivastro e canna. Caratteristico di tale produzione è il famoso cesto con il manico che si presenta con forme e funzioni diverse.

Altro settore artigiano tradizionale sardo è la lavorazione dei metalli, tra cui si distingue l’area della produzione dei coltelli diversificata in base al luogo.

Tipico di Guspini è il coltello a lama panciuta detto sa guspinesa; s’arburesa è il coltello a serramanico proprio di Arbus; Gonnosfanadiga ha il suo coltello a lama panciuta, alla turca con corno scuro… Tra tutti spicca per notorietà e importanza il coltello di Gavoi, Dorgali, Desulo e Pattada: sa pattadese con la sua lama a foglia.
La materia prima fondamentale nella realizzazione del manico di tali oggetti è il corno di muflone o bufalo, in particolare quello nero e senza venature, considerato il più pregiato. Esso viene poi lavorato con riporti in ottone o rame.

La tessitura occupa anch’essa un posto di rilievo nel settore artigiano in Sardegna, tanto che alcuni paesi dell’entroterra sono noti solo grazie alla loro produzione a livello mondiale. I tessuti manufatti sono realizzati con telai verticali (tipici della Barbagia) o orizzontali (diffusi in tutta l’isola). Lana sarda, lino e cotone grezzo bianco o colorato sono le materie utilizzate.
Il tappeto sardo nasce come copertura della cassapanca decorata portata in dote dalle spose e ne riprende i motivi geometrici e ripetitivi al centro e sulle falde laterali. Solo successivamente verrà usato con funzioni diverse quali arazzo, coperta, o tappeto vero e proprio. La Sardegna produce oggi anche biancheria per la casa: cuscini, tende, asciugamani ecc, in centri numerosi e diffusi in tutta l’isola molti dei quali possono essere visitati tutto l’anno.

La lavorazione del legno ha notevole importanza per l’artigianato sardo. Infatti, tra i pochi arredi della casa figurava sempre la cassapanca: mobile riccamente intagliato che oltre a custodire il corredo della sposa, era indice del livello sociale della famiglia stessa: tanto più era decorata tanto più il nucleo familiare era benestante. Era realizzata principalmente in castagno, ma poteva anche essere in noce o rovere. Tra i centri di maggior produzione figurano Desulo, Isili, Santulussurgiu e altri.
Anche le sedie impagliate di Assemini, il cui legno chiaro è decorato dai colori rosso e verde del melograno, e quelle spagnoleggianti con gli schienali laccati in rosso o blu o verde e oro, sono espressioni tipiche dell’artigianato sardo. A queste si aggiungono le produzioni di sgabelli, pannelli decorativi, cucchiai, taglieri, pipe di radica e numerosi altri oggetti di uso comune.

Un ulteriore prodotto tipicamente sardo è la maschera carnevalesca, espressione di Ottana e Mamoiada, che rievoca antiche oppressioni e magiche suggestioni.

Il quadro delineato mostra come le attività artigianali sarde siano congiunte all’uomo, alle sue necessità quotidiane e all’esigenza primordiale di abbinare ad ogni oggetto creato o posseduto un significato nascosto importante quanto la funzione originale.
Da qui l’utilizzo di ogni tipo di materiale che la propria terra potesse offrire.

Carnevale in Sardegna: Sartiglia, Mamuthones, Sos Sokadores, Carnevale Bosano

Di seguiso sono riportate le più importanti manifestazioni che si tengono durante il periodo del Carnevale in Sardegna.

ORISTANO: SA SARTIGLIA (Domenica e martedì, ultimi giorni di carnevale)

Spericolata giostra ecquestre, dove i cavalieri in costume spagnolo-medievale, tentano al gran galoppo, in varie riprese, di infilzare con lo stocco <> appesa ad un filo. Originale manifestazione tramandata dalla dominazione spagnola.

TEMPIO: CARNEVALE TEMPIESE – S. GIORGIO

( ultimi giorni di carnevale). Sfilata di carri addobati e maschere. Nell’occasione, offerta al pubblico di frittelle e vini locali; il carnevale culmina col rogo del re del Carnevale <>.

SANTULUSSURGIU: CARNEVALE LUSSURGESE

Il Carnevale di Santu Lussurgiu è articolato in due grandi manifestazioni: la prima è Is Cantigos in Carrela, una rassegna di canti tradizionali nelle vie e nelle piazze del centro storico, che si svolgerà nel pomeriggio di sabato 14 Febbraio. Domenica 15 Febbraio si svolgeranno invece le prove di Sa Carrela’e nanti, la famosa e spericolata corsa equestre a pariglie che si svolge negli ultimi tre giorni di carnevale.

MAMMOIADA: I MAMUTHONES E I SOS SOKADORES

Maschera di legno scuro che nasconde il viso dell’uomo che ls indossa la, campanacci di varie grandezze; si muovono a saltelli fragorosamente a sinistra e a destra; li accompagnano i <>, abilissimi nel prendere al laccio la folla che accorre a questo entusiasmante spettacolo.

OTTANA: SOS MERDULES E I SOS BOES

A rendere esclusivo il Carnevale ottanese sono sas carazzas, le maschere tipiche che lo caratterizzano da sempre: sos Merdules e sos Boes. Il rituale ha luogo per le vie del paese e rappresenta la lotta tra l’uomo (vincente) e gli animali. Sos Boes hanno un’andatura cadenzata da saltelli e creano scompiglio tra la folla intervenuta per i festeggiamenti. Spesso, si gettano a terra inscenando una sorta di ribellione contro sos Merdules, i quali utilizzano un laccio di cuoio o un bastone per controllarli e assoggettarli. Il rituale ha termine nella piazza centrale dove sas carazzas ballano i tradizionali balli di Ottana.

OROTELLI

Ha come figure centrali i thurpos (ciechi) che sfilano mimando il comportamento dei buoi e procedono appaiati come in giogo. Hanno la vita cinta da una fune che il “contadino”, altro protagonista della sfilata, impugna sul capo opposto per guidarli. Il contadino porta anche il pungolo.
Altri thurpos trascinano un aratro seguiti da “seminatori” che spargono crusca per la strada. Il pubblico viene festosamente coinvolto in questa manifestazione del “mondo alla rovescia..
Questa è una tradizione molto sentita e molto importante, in quanto porta un grande afflusso di turisti provenienti da varie zone che intendono conoscere le maschere e i simboli di questa terra arida e sconosciuta.

BOSA: CARNEVALE BOSANO

Il carnevale di Bosa inizia il giovedì grasso sfilata dei carri e distribuzione di frittelle e vino nel centro storico. Il martedì grasso la rappresentazione di S’Attittidu e Giolzi. Protagonisti del martedì grasso sono le lamentatrici funebri, uomini mascherati da donne in lutto.

SAN GAVINO MONREALE (CA): CARNEVALE SANGAVINESE

Importante festa popolare, riscoperta una decina di anni or sono ,a cui partecipano migliaia di persone che vengono dai centri vicini a godere dello spettacolo della sfilata delle maschere e dei carri.
La manifestazione carnevalesca sangavinese non e’ altro che il ripetersi dell’antico rito del capro espiatorio condotto all’altare in sacrificio.

MARRUBIU (OR): SU MARRULERI

la prima sfilata si svolge il martedì grasso e partecipano solamente i carri di Marrubiu; la seconda sfilata si svolge la domenica della stessa settimana e si svolge il raduno interprovinciale dei carri di carnevale.
Dopo la sfilata dei vari gruppi e carri allegorici, le maschere danno vita a balli e canti a cui partecipano decine di migliaia di persone, in mezzo ad un mare di coriandoli.
Durante lo svolgimento di queste manifestazioni vengono distribuiti piatti di fagioli ,il martedì ,zeppole la domenica.

CAGLIARI: CARNEVALE CAGLIARITANO

Lunghi cortei mascherati e carri allegorici sfilano lungo i rioni storici della città.
A dare il via al tutto sono “su bandidori e su lantonieri”, che il Giovedì Grasso vanno in giro per le strade con il compito di divulgare in sardo e in rima il programma della settimana più pazza dell’anno: il primo fa lo strillone di giorno, il secondo dopo il tramonto.
Il Martedì Grasso, durante il pomeriggio, le maschere sfilano per il centro storico, accompagnate dalla “ratantina”. Non mancano le maschere tipiche del carnevale cagliaritano, quali “le panetteras”, ovvero le panificatrici a domicilio, che urlano in piazza le magagne di tutti, “is tiaulus”, i diavoli che danzano davanti al rogo finale, oppure “caddemis”, il pezzente, “su dottori”, il dottore, “su sabatteri”, il ciabattino, “sa dida”, la balia non troppo asciutta, maestra di equivoci e tentazioni, e altre ancora.
Il sabato si svolge la rappresentazione del processo di “Re Cancioffali”, che resta un pò il simbolo di tutta la festa. L’avvocato “Carrabusu” tenterà di difendere Cancioffali, facendo il possibile davanti alla giuria, ma alla fine, come al solito il re finirà al rogo.

Il Carnevale in Sardegna

Il folclore sardo è ancora vivo, soprattutto nei paesi dell’interno, dove la gente è rimasta fedele alle antiche usanze. Nella Gallura, ad esempio, i padri di famiglia usano annunciare la nascita di un bambino con uno o due colpi di fucile, a seconda che il nato sia femmina a omaschio; la nascita è inoltre preceduta da pratiche che dovrebbero stabilire il sesso del nascituro.
Usanze tipiche si conservano anche in campo amoroso: i giovani manifestano i loro sentimenti alle innamorate con serenate e offerte di doni; in Gallura si usa fare alla ragazza amata un’offerta di fiori accompagnata da un componimento in versi: questa pratica cavalleresca, così come altre tradizioni cortesi, fu introdotta nell’isola dai toscani.
Decisamente interessante è poi il modo di chiedere in sposa una ragazza, attraverso una sorta di recita dall’esito scontato:in questa cerimonia svolgono un ruolo attivo il pretendente ed il suo mediatore che recandosi alla casa della ragazza per la fatidica richiesta, si vedranno presentare dal capofamiglia ad una ad una tutte le donne di casa ed in ultimo la sposa richiesta, che viene accolta dallo spasimante tra il giubilo dei presenti. Al termine della cerimonia i due giovani si considerano destinati al matrimonio, che si svolge poi con accenti festosi di fronte a tutto il paese. In questa occasione si manifesta l’amore dei sardi per i versi d’occasione, per la poesia improvvisata; a questo proposito è bene ricordare che si svolgono nei paesi delle vere e proprie <> tra due improvvisatori su un tema proposto dalla giuria; queste manifestazioni hanno molto seguito e suscitano l’entusiasmo dei presenti.
Tra le feste pubbliche, sono particolarmente interessanti quelle dedicate ai patroni: a Cagliari, ad esempio, si svolge ogni 1° maggio da 300 anni una processione di ringraziamento in onore di Sant’Efisio per una cessata pestilenza.
Notissime sono anche le feste folcloristiche che si svolgono in altri 2 capoluoghi dell’isola: la Cavalcata sarda a Sassari e la Sagra del Redentore a Nuoro. La prima, originariamente riservata ai sovrani e a personalità ufficiali, è divetata oggi una festa di popolo che si svolge il giorno dell’Ascensione: abbigliate in pittoreschi e tradizionali costumi, alcune migliaia di persone partecipano in rappresentanza dei costumi dell’isola; dopo la cavalcata del mattino, nel pomeriggio la festa si svolge tra canti e danza tradizionali.
La Sagra del Redentore si celebra a Nuoro il 29 agosto, quando sul monte Ortobenegiungono in pellegrinaggio da ogni parte dell’isola uomini e donne per sciogliere voti ai piedi del Cristo Redentore.
Tra le processioni estive bisogna ricordare quella dei Candelieri che si svolge a Sassari nel pomeriggio del 14 agosto, in onore della Madonna dell’Assunta; per le vie del centro cittadino enormi colonne di legno vengono trasportate dai rappresentanti degli otto Gremi (confederazioni artigianali del Medio Evo) vestiti con costumi spagnoleschi.
Sempre in estate (6/7 luglio) si svolge l’Ardia a Sedilo, in provincia di Oristano. E’ una festa appasionante, durante la quale una spericolata corsa a cavallo ricorda la battaglia di Ponte Milvio e la vittoria di Costantino su Massenzio; questo perchè Costantino in Sardegna è venerato come santo.
Ad Oristano si effettua la Sartilla, una specie di giostra nella quale i cavalieri mascherati devono infilzare con lo stocco una stella appesa a mezz’aria.

Cultura e Tradizioni della Sardegna

Considerando la complessità dell’argomento in questa breve introduzione sulla cultura e tradizioni della Sardegna ci limiteremo a stuzzicare la vostra curiosità con leggende, maschere e costumi tipici, appuntamenti isolani sacri e popolari. Quest’isola, infatti, ricca di leggende e di storia non può non affascinare per il suo mistero e la sua vitalità.

Chi per esempio sentendo parlare della Sardegna, non ha sentito almeno nominare le domus de janas?
Chi si è interessato sa che sono delle tombe preistoriche scavate nella roccia, ma quanti sanno cosa sono esattamente le janas?
Si narra che fossero delle piccole fate che vivessero all’interno di queste tombe e che uscissero solo di notte così che il sole non rovinasse la loro candida pelle. Si racconta ancora che durante le notti senza luna le piccole fate andassero a pregare presso i templi nuragici e che per raggiungerli attraversassero strade impervie, piene di rovi e per evitare le spine si illuminassero così da segnalare la loro presenza. Si narrava che possedessero un immenso tesoro a protezione del quale erano poste le muscas macceddas: orrendi insetti con testa di pecora e un occhio solo in mezzo alla fronte, denti aguzzi, piccole ali e una coda che terminava con una sorta di pungiglione velenoso. Esse stavano chiuse in una cassa in mezzo a quelle del tesoro, e vista la paura di aprire la cassa sbagliata, il tesoro rimaneva alle piccole proprietarie.

Altro elemento culturale forte e ben radicato è la musica sia come canto sia come ballo. Il canto a tenore è l’anima della musica folkloristica sarda e non c’è sagra o festa in Sardegna dove non siano chiamati a partecipare. Generalmente sono 4 voci maschili (voce, basso, contra e mezzavoce) che cantano insieme in cerchio dando quasi l’impressione che la fonte del suono sia unica. I membri del gruppo cantano secondo schemi prestabiliti che però non hanno uguali, infatti, non si è ancora stabilita la “paternità” di questa tecnica, seppure molti studiosi ritengono di aver circoscritto ipotesi plausibili. Alcuni sostengono che le voci prodotte riecheggino di suoni della natura sarda: il basso produce un rumore simile al muggito di un bue, la contra pare belare come una pecora e la mezzavoce sembra imitare il fruscio del vento tra gli alberi; quasi appunto volessero raccontare la Sardegna, non solo attraverso le parole, ma anche con i suoi stessi suoni. Altri la gemellano con il canto greco antico dove le maschere servivano per amplificare la voce così come il palmo delle mani in Sardegna. Per altri e molto più assimilabile al canto gregoriano o si pensa addirittura che fosse un modo di parlare quasi in codice all’epoca della dominazione romana.

Sempre parlando di musica la Sardegna ha creato uno strumento a fiato molto caratteristico detto launeddas: strumento polifonico ad ancia formato da tre canne che si suonano con la tecnica del fiato continuo richiedendo un continuo flusso di aria.
La prima canna, detta tumbu, è la più lunga e suona una sola nota bassa, le altre due, mancosa manna e mancosedda, hanno cinque fori ciascuno e il più in basso è chiamato arrefinu. Quando i quattro fori delle due canne sono tappati, il suono dell’arrefinu si fonde con quello del tumbu. Con la mancosa manna e mancosedda si possono suonare contemporaneamente due melodie con cinque note differenti e affiancando queste combinazioni di note in modi diversi si forma una vasta gamma di strumenti, detti is cunzertus, ognuno con un suo specifico nome, tra i quali i più comuni sono: Mediana, Mediana a pipia, Fiorassiu, Simponia. Punt’e’Organu e Fiuda Bagadia.

Anche il ballo ha una lunga tradizione, il più famoso è sicuramente il ballo tondo. Il cerchio inizialmente simboleggiava la partecipazione dell’intera comunità al dialogo; in un secondo momento ha assunto invece quello di chiusura contro l’invasore, infatti, le coppie, che ballano in abiti tradizionali, possono staccarsi dal gruppo e ballare solo all’interno del cerchio, come se in un certo qual modo esso li proteggesse e sottolineando allo stesso tempo la loro appartenenza al gruppo. I balli sono una delle caratteristiche principali di sagre quali la Cavalcata Sarda di Sassari e la Sagra di Sant’Efisio di Cagliari.

Un’altra tradizione che ha origine nuragica è s’istrumpa: la lotta dei pastori sardi. È una sorta di lotta greco-romana che continua a svolgersi nell’entroterra dell’isola. In alcuni bronzetti nuragici conservati al museo archeologico di Cagliari, sono raffigurati due lottatori che cercano di atterrarsi a forza di braccia: è da questo che si crede derivi s’istrumpa. In effetti, la posizione statica di tali bronzetti richiama fortemente questa lotta. Nei tempi passati era uno sport molto praticato dai pastori in Sardegna, al giorno d’oggi si continua a praticarlo in particolar modo a Ollolai.

Un capitolo a parte è il carnevale che viene festeggiato in tutta la Sardegna soprattutto con carri allegorici e sfilate a tema, come a Tempio e a Bosa. Particolarissimo il carnevale di Mamoiada con la danza dei Mamuthones.

Sardegna: Storia e Geografia

Una leggenda narra che all’inizio dei tempi, quando cominciava la vita sulla terra, c’era già un continente chiamato Tirrenide ricoperto di una vegetazione rigogliosa, popolato da uomini forti e animali fantastici.

Improvvisamente e senza motivo apparente, però, una notte l’ira di Dio si scagliò sulla terra distruggendo tutto ciò che c’era e rischiando di sommergere anche lo splendido continente. Quando Egli si calmò, si accorse dello scempio compiuto e per rimediare salvò ciò che rimaneva di Tirrenide prima che affondasse: lo fece con il suo piede del quale ne rimane tuttora la forma. Così questa leggenda spiega la forma particolare di questa isola al centro del mediterraneo.

La sua nascita non è ovviamente stata così fantastica, ma la sua storia rimane diversa e con elementi unici rispetto a tutti gli altri paesi non solo europei.

La sua unicità che rimane la sua più grande fonte di fascino, si esprime in tutti i modi possibili: artigianato, storia, cultura, gastronomia. L’isola del silenzio, come è stata chiamata, è affascinate anche per la sua conformazione geografica tanto rilassante e paradisiaca nella zona costiera, quanto misteriosa e arcaica nell’entroterra.
La malinconia della sua gente, l’isolamento forzato, l’amore per le tradizioni sono alcune delle caratteristiche di questa isola e dei suoi abitanti, che però d’altra parte sanno anche essere molto ospitali e gioiosi. Da molti la Sardegna è vista come una terra contraddittoria e ambivalente viste le grosse differenze tra i suoi due territori geografici principali (coste ed entroterra).

È su questo che la Sardegna ha puntato per il suo turismo! Le mille ricchezze culturali, ambientali, geografiche, folkloristiche l’hanno resa una delle mete turistiche più ambite in Europa.

Sardegna: Storia

La storia della Sardegna è avvincente e romantica: una storia in cui un popolo, formato inizialmente da tribù molto diverse tra loro, si è unito per cercare di liberarsi dai vari popoli marinari che, negli anni, hanno cercato di conquistarla a causa della sua posizione strategica al centro del Mediterraneo, per ragioni commerciali o di predominio sui mari.

I primi stanziamenti umani in Sardegna, nel Paleolitico inferiore, furono nel cagliaritano, nell’oristanese e sulle coste orientali dell’isola. Si trattava di tribù che non avevano gli stessi usi e costumi e contatti: ancora non c’era il popolo sardo!

Man mano che l’isola si popolava di indigeni, le prime parti che vennero occupate furono le coste e quelle nei pressi di corsi d’acqua. Iniziarono a dedicarsi alla pastorizia e all’agricoltura, a costruire i primi utensili utili alla società: ciò che sarà poi l’artigianato dell’isola.

Arrivò così il periodo nuragico, uno dei periodi più lunghi della storia sarda in cui furono i sardi stessi divisi in tribù a governare ognuno il proprio territorio.

Fu proprio la cultura nuragica ad ospitare il primo straniero: si trattava dei Fenici, popolo di mercanti che cercava approdo sicuro per le sue navi e un crocevia per tutti gli altri stati marittimi del continente.Essi crearono le prime città e molti sardi nuragici si spostarono dalle campagne per entrare a far parte di un sistema più remunerativo come quello del commercio e dell’artigianato. Il problema nacque quando i Fenici cercarono di penetrare all’interno, cosa che i capo tribù nuragici mal tollerarono. I Fenici che non erano un popolo di guerrieri, si trovarono costretti a chiedere l’aiuto di Cartagine, città di origine fenicia resasi però indipendente. Fu da questo momento preciso che la Sardegna divenne merce di scambio o di conquista tra le grandi potenze.

La Sardegna passò nelle mani dell’impero romano, che sconfisse i cartaginesi nella prima guerra punica, seppure i Romani non ebbero vita facile, soprattutto nelle zone interne dell’isola.
Le popolazioni nuragiche diedero infatti molto filo da torcere al grande impero, che si trovò impegnato a lungo contro le tribù. Furono in ogni caso loro a sconfiggere definitivamente le tribù nuragiche, civiltà che viveva sull’isola dal 6.000 a.C. e che hanno lasciato la loro testimonianza con gli innumerevoli nuraghi che si possono trovare ovunque sull’isola, con le loro architetture funerarie e megalitiche. La dominazione romana in Sardegna durò 694 anni finché non arrivarono i Vandali ad occupare le coste. Ai Vandali si sostituirono i Bizantini che cristianizzarono l’isola e che ebbero il grande merito di preparare il terreno all’età dei giudicati. Non fu ovviamente una scelta: l’autonomia dei quattro giudicati sardi arrivò solo perché Bisanzio era troppo impegnata a difendersi dagli arabi per riuscire a controllare anche la Sardegna.

Sardegna: Geografia e territorio

C’è chi afferma che l’artista è un’isola in quanto è semplicissimo ammirare il suo perimetro e molti si accontentano di conoscere quello, ma molto più complesso e particolare è conoscere e raggiungere le sue parti più interne.

Lo stesso destino ha la Sardegna, non solo come isola in se, ma anche per la morfologia del suo territorio, che risulta per il 68% collinoso. La sensibilità e il fascino di questa terra antichissima non finiscono sulle sue coste, in ogni modo considerate tra le più belle del mondo che si presentano come spiagge di sabbia finissima, scogliere quasi inaccessibili o con ampi golfi e insenature. Questa varietà di paesaggi marini l’ha resa, negli ultimi trent’anni, meta molto ambita per le vacanze estive.

La Sardegna, però, arricchita di mistero, è anche altro al suo interno: storia e modernità, turismo e tradizioni che si fondono per creare uno dei paesaggi umani e ambientali tra i più caratteristici del mondo. Fin dall’antichità la centralità e l’insularità della Sardegna l’hanno resa così misteriosa agli occhi delle altre popolazioni, da renderla oggetto di miti: ricordiamo che Ulisse sarebbe sbarcato a Santa Teresa di Gallura, che Atena avrebbe trasformato Myrsine, vincitrice dei giochi olimpici, in mirto dopo che fu uccisa per invidia, c’è chi crede che la Sardegna sia ciò che resta dell’antica Atlantide e si potrebbe continuare.

La Sardegna è da scoprire in ogni angolo, in quanto nessuno è uguale all’altro: la parte nord-ovest dell’isola è principalmente in granito, materiale che regala paesaggi surreali come quello della Valle della Luna o della Piana dei Grandi Sassi nei pressi di Tempio Pausania oltre ai lidi di Costa Paradiso di un delicato color rosa. La cima più alta in questa zona è il Monte Limbara (1.362 m) ai piedi del quale nasce il lago Coghinas, che da il nome alla vallata. A sud di questo monte comincia una catena di altopiani che attraversa diagonalmente l’isola fino quasi a Macomer, detti altopiani granitici di Alà dei Sardi e del Goceano, per arrivare ai tavolati in basalto del Marghine che giungono fino alla Planargia. Proseguendo verso sud, tra Macomer e Oristano, incontriamo il massiccio di Monti Ferru (1050 m) di origine vulcanica, a sud del quale scorre il fiume Tirso nell’omonima vallata. Questo fiume, con i suoi 159 km, è il più lungo della Sardegna e sul suo percorso è stato creato il lago artificiale più grande d’Europa: il lago Omodeo.

Sul lato orientale dell’isola, invece, superato l’altopiano del Goceano, si può ammirare il paesaggio selvaggio e disabitato dell’altopiano calcareo del Supramonte che arriva a ridosso del Golfo di Orosei, creando uno degli squarci naturalistici più suggestivi dell’isola. Scendendo più a sud arriviamo alla zona montuosa più alta della Sardegna: il Gennargentu, la cui cima più alta è Punta la Marmora con i suoi 1.834 m.
Superata la parte montuosa, riprendono gli altopiani questa volta calcarei e aridi che, grazie alla loro porosità, raccolgono le acque piovane in fiumi e laghi sotterranei. Nella regione centro occidentale dell’isola, a sud di Monti Ferru, si stende la pianura del Campidano che va da Cagliari fino ad Oristano. Essa è delimitata da altopiani di origine vulcanica detti Giare, la più famosa delle quali è quella di Gesturi dove vivono ancora in libertà i cavallini selvaggi. Da non perdere è il paesaggio della penisola del Sinis, prima del Golfo di Oristano, con le sue spiagge e le sue rocce. Più giù si ammira la Costa Verde con il suo paesaggio selvaggio e incontaminato e con le sue lunghe spiagge sabbiose, detta l’anti-Costa Smeralda perché il turista di questa zona è naturalista e non mondano.

Questa breve carrellata descrittiva dell’isola, è solo un accenno di ciò che potresti ammirare sulla cosìddetta isola del silenzio: oltre agli stupendi paesaggi, non sono da sottovalutare i suoi parchi naturali, come quello dell’Asinara, de La Maddalena, del Gennargentu, del Limbara e delle Giare di Gesturi.
In ognuna di queste zone e non solo, puoi trovare fauna caratteristica dell’isola e assente nel resto del continente come il muflone (pecora selvatica dalle corna di 80 cm, ritrovabile anche in Corsica), il grifone (grande avvoltoio di cui si trovano anche pochi esemplari a Gibilterra), l’avvoltoio nero, la pernice rossa e la testuggine terrestre. Assolutamente unici sono invece l’asinello bianco dell’Asinara, e il cavallino selvatico di Gesturi. Fino a poco tempo fa si potevano incontrare in alcune grotte sarde come quelle del Bue Marino a (Dorgali-Cala Gonone) il bue marino per l’appunto, detto più comunemente foca monaca, ormai estinti anche il lupo, l’orso e la talpa. L’ambiente, soprattutto quello collinoso della provincia di Nuoro, è stato l’habitat ideale per diverse specie di animali selvatici come il cinghiale, la lepre, il coniglio selvatico, la donnola, la volpe, il daino e il cervo selvatico.
Di particolare interesse, oltre 1.000 m di altezza, è la possibilità di scorgere falchetti e aquile reali.
Anche la flora desta curiosità anche nei profani: nella fascia costiera la vegetazione è tipicamente di macchia mediterranea vale a dire lentisco, ginepro, mirto, corbezzolo, caprifoglio ed edera. Verso l’interno s’incontrano boschi di leccio e quercia da sughero. Oltre i 1.000 m invece, oltre alla quercia da sughero, troviamo boschi di castagno, nocciolo e novello.

Purtroppo i numerosi incendi estivi rischiano di rovinare questa splendido patrimonio naturale che invece dovrebbe essere mantenuto nell’interesse di tutti. Rispettare l’ambiente è non solo segno di buona educazione civica, ma anche di civiltà e maturità.

Non dimentichiamo che per molti storici, la Sardegna è una sorta di museo all’aria aperta: a parte i nuraghi unici nella loro architettura, le domus de janas, oltre 7.000, sparse per l’isola, le terme romane, le rovine puniche, le innumerevoli chiese in stile romanico, i castelli dei Doria e i borghi che hanno creato, Alghero e la sua tradizione catalana, Caprera e la tomba di Garibaldi; tanti periodi storici e tanti monumenti in ottimo stato che possono raccontare la storia non solo della Sardegna in se, ma di tutte le popolazioni costiere che si sono avvicendate sul mediterraneo.

Da questa breve descrizione è chiaro il senso della frase iniziale, «l’isola è un artista»: chi altro riuscirebbe a far convivere tanti biotipi diversi, tante morfologie diverse e tante culture diverse con la stessa armonia? La Sardegna è sicuramente una terra da scoprire in tutti i suoi molteplici aspetti…

Breve introduzione sulla Sardegna

Una leggenda narra che all’inizio dei tempi, quando cominciava la vita sulla terra, c’era già un continente chiamato Tirrenide ricoperto di una vegetazione rigogliosa, popolato da uomini forti e animali fantastici.
Improvvisamente e senza motivo apparente, però, una notte l’ira di Dio si scagliò sulla terra distruggendo tutto ciò che c’era e rischiando di sommergere anche lo splendido continente. Quando Egli si calmò, si accorse dello scempio compiuto e per rimediare salvò ciò che rimaneva di Tirrenide prima che affondasse: lo fece con il suo piede del quale ne rimane tuttora la forma. Così questa leggenda spiega la forma particolare di questa isola al centro del mediterraneo.
Gerrei, paesaggio campestre - Foto: I.Puddu
La sua nascita non è ovviamente stata così fantastica, ma la sua storia rimane diversa e con elementi unici rispetto a tutti gli altri paesi non solo europei.
La sua unicità che rimane la sua più grande fonte di fascino, si esprime in tutti i modi possibili: artigianato, storia, cultura, gastronomia. L’isola del silenzio, come è stata chiamata, è affascinate anche per la sua conformazione geografica tanto rilassante e paradisiaca nella zona costiera, quanto misteriosa e arcaica nell’entroterra.
La malinconia della sua gente, l’isolamento forzato, l’amore per le tradizioni sono alcune delle caratteristiche di questa isola e dei suoi abitanti, che però d’altra parte sanno anche essere molto ospitali e gioiosi. Da molti la Sardegna è vista come una terra contraddittoria e ambivalente viste le grosse differenze tra i suoi due territori geografici principali (coste ed entroterra).

È su questo che la Sardegna ha puntato per il suo turismo! Le mille ricchezze culturali, ambientali, geografiche, folkloristiche l’hanno resa una delle mete turistiche più ambite in Europa.